mercoledì 18 ottobre 2017

ECO DI BERGAMO - 18/10/17 «Un territorio che fa squadra per ottenere risultati top»

Stucchi (Lega): «A Verdello si risolve un problema, grande impegnoa tutti i livelli»
Stucchi: grande risultato E da decenni Verdello sta attendendo la costruzione della tangenziale est. Per fare in modo che la sua realizzazione venisse finanziata dalla Regione, da tempo si sta spendendo insieme all’amministrazione comunale anche il parlamentare della Lega Nord Giacomo Stucchi di origini proprio verdellesi: «Finalmente - afferma - si potrà risolvere una volta per tutte il problema del traffico a Verdello. Da verdellese avevo un interesse particolare affinché si raggiungesse questo obbiettivo. Il finanziamento ottenuto dalla Regione è il risultato di un gioco di squadra portato avanti a tutti i livelli».

sabato 14 ottobre 2017

CORRIERE DELLA SERA BERGAMO - 14/10/17 - La Regione finanzia la variante di Verdello La Provincia chiude alla Bergamo-Treviglio



Dalla Regione arrivano i fondi per la tangenziale est di Verdello. A sorpresa martedì nel Patto per la Lombardia saranno inseriti i primi 4,6 milioni di euro sugli 8 che il Pirellone si era impegnato a stanziare per l’opera. I restanti 3,4 arriveranno entro qualche settimana. Uno stanziamento non previsto, frutto del pressing del territorio per risolvere uno dei nodi viabilistici più delicati della Bergamasca con gli oltre 34 mila veicoli che ogni giorno si incolonnano al semaforo della Ss 42 in centro al paese della Bassa. Il via libera della tangenziale di Verdello però rimette in discussione la Bergamo-Treviglio che, avendo reperito i finanziamenti, era pronta a partire. Il progetto definitivo della tangenziale di Verdello è pronto da quasi un anno e mezzo e aspettava il finanziamento promesso dalla Regione. L’opera, messa a punto dal Comune in cinque anni di lavoro, prevede un tracciato di 3,4 chilometri e un costo di 10 milioni di euro. Di questi, 2 milioni li metterà di tasca propria il Comune di Verdello, il resto doveva arrivare da Palazzo Lombardia. Una promessa che si temeva fosse destinata a rimanere sulla carta per anni. Invece il colpo di scena si è materializzato nelle ultime ore come spiega l’assessore regionale Gianni Fava che gestisce il Patto della Lombardia. «Martedì il Patto andrà in giunta per l’approvazione con una prima tranche di 47 milioni di euro di finanziamenti—dice —, la novità per quanto riguarda la Bergamasca è che la tangenziale di Verdello è stata inserita tra le priorità. In queste settimane le forze economiche e sociali si sono fortemente spese per evidenziare l’urgenza di questo intervento. I fondi ci sono tutti, perché quella di martedì sarà solo la prima deliberazione, ed entro fine anno assegneremo tutti i 127 milioni che abbiamo stanziato». «Il nodo di Verdello è una delle criticità più forti della nostra provincia — aggiunge l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Sorte —. Con il passaggio di martedì diventa concreto l’obiettivo di rendere scorrevole il traffico tra la Bassa e il capoluogo. Un risultato frutto della collaborazione di tutte le forze politiche e le istituzioni che per il bene del territorio hanno fatto squadra». Lo sblocco della tangenziale rimette in discussione però l’utilità della Bergamo-Treviglio. Se Sorte è diplomatico, «non chiudo la porta a nessuno », molto più netta è la richiesta che lancia il presidente della Provincia Matteo Rossi. «Ci siamo battuti — premette Rossi — perché fosse riconosciuta la priorità di quest’opera che risolve il problema più grave di viabilità tra il capoluogo e la Bassa. Abbiamo sempre detto che la riqualificazione della viabilità esistente era la via più naturale da percorrere. Per questo oggi siamo qui a dire stop all’autostrada Bergamo- Treviglio. Mi faccio portavoce dei sindaci della zona e ribadisco che occorre una pausa di riflessione che valuti attentamente alla luce della variante di Verdello e della tangenziale di Comun Nuovo il costobeneficio dell’autostrada ricalcolandone i flussi di traffico». Intanto la notizia dell’arrivo dei fondi regionali fa contenti in primis i verdellesi. «È una bella notizia—chiarisce il senatore Giacomo Stucchi, residente nel paese — premia il lavoro di squadra in Regione e la determinazione del sindaco Luciano Albani e della sua giunta che non hanno mai mollato». «Lavoriamo a questo risultato dal 2009 — aggiunge Albani —. Nel 2011 abbiamo avviato la progettazione che si è conclusa nel 2016. Finanzieremo la nostra quota di 2 milioni attraverso avanzi di bilancio e accordi con i privati. Il prossimo passo è mettere a punto il progetto esecutivo, richiederà qualche mese. Intanto definiremo un accordo di programma con la Regione per affidare l’appalto». La tangenziale di Verdello non è l’unica opera in provincia di Bergamo che sarà finanziata nel Patto per la Lombardia martedì: con 980mila euro sarà messa in sicurezza l’ex Ss 671 a Ponte Nossa mentre la variante alla Ss 42 a Trescore Balneario avrà un contributo alla progettazione di 1,6 milioni di euro.



mercoledì 20 settembre 2017

L'ECO DI BERGAMO - 20/09/17 - Il presidente del Copasir a New York. Stucchi aspetta il premier «Sostenga la linea americana»



«Trump ha parlato chiaro. Ha richiamato tutti alle proprie responsabilità sui vari problemi nel mondo». Così il senatore Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, ha commentato l’intervento del presidente degli Stati Uniti, ieri all’Assemblea generale dell’Onu a New York, alla quale partecipa anche il parlamentare bergamasco (foto). «In questi giorni – ha aggiunto Stucchi – avremo molti incontri anche bilaterali con Paesi che con noi vogliono aumentare la sicurezza nei cittadini sconfiggendo i terroristi. Domani (oggi per chi legge, ndr) tocca ai leader europei. Mi auguro che Gentiloni sostenga la linea tracciata dagli Usa». L’intervento del presidente del Consiglio all’Assemblea generale è previsto per il primo pomeriggio di oggi.

giovedì 31 agosto 2017

L'ECO DI BERGAMO - 31/07/17 - Verso il referendum Castelli lancia il «porta a porta»



Alla Berghèm fest, il presidente regionale del comitato ha posto l’accento sul lavoro dei militanti «Non è il referendum della Lega, è il referendum dei lombardi». Così il senatore Giacomo Stucchi ha parlato, dal palco di Alzano Lombardo, di quello che - a più voci - è stato definito un «appuntamento storico» (del 22 ottobre) per la Lombardia e il Veneto. E, la serata pada-bardia potrà diventare «una Regione a Statuto speciale». Ha parlato citando la Costituzione, spiegando alla platea che, con la vittoria del sì, si apre la trattativa con il Governo per negoziare (così come previsto dalla Costituzione), quattro materie  esclusive: «Giustizia di pace, tutela dei beni culturali, tutela dei beni ambientali, e istruzione». E, la Lombardia, sulla bilancia della trattativa, ha il peso del residuo fiscale: «56 miliardi – ha ribadito Galli – una rapina fiscale che non ha eguali nel mondo». Castelli, certo che «vincerà il sì», ha ricordato quanto sia importante la percentuale dei votanti: «Se Zaia e Maroni si presentano solo con il 30% dei votanti il Governo ci snobba». Quindi «dobbiamo fare come i testimoni di Geova, bussare a ogni porta». Sul territorio «sto raccogliendo il sentimento favorevole all’autonomia», ha affermato Vanalli. Che ha puntato l’indice sul Pd che «come facciata si schiera per l’autonomia, ma poi lavora per far andare meno persone possibili a votare». Vanalli ha poi ribadito che il referendum è, dal punto di vista economico, anche «una spinta: i soldi che andranno a Roma, e vogliamo che siano sempre meno, dovranno rendere di più di adesso». Galli ha poi sottolineato come le trattative (del passato) non abbiano dato risposte positive per «l’ostruzionismo degli apparati burocratici romani», che temono la perdita di potere.

giovedì 24 agosto 2017

ECO DI BERGAMO - 24/08/17 - "L'ALLERTA E' MASSIMA MA A BERGAMO POCHE FORZE D'ORDINE



Allerta terrorismo: livello 2. A Bergamo come in tutto il resto d’Italia. Allerta due su una scala crescente: 2 è il massimo. Poi c’è il livello uno, che – nei protocolli della sicurezza nazionale – affronta la fase post attentato. Non è una novità che viene dalla strage sulle Ramblas di Barcellona: siamo a livello 2 dalla strage del Bataclan, Parigi, 13 novembre 2015. Significa che da allora il sistema che garantisce la sicurezza della nazione è sempre rimasto ai massimi. Ma non significa che sia da allora lo stesso: ogni giorno c’è un nuovo potenziale scenario che va, sulla carta, affrontato, previsto. Oggi camion e auto sulla folla, domani la Barbie-bomba su un volo. Oggi l’attacco a un concertone o a un partitone, domani un attacco «cyborg » o «in remote» che il terrorismo può scatenare senza nemmeno uscire di casa. Bergamo non è più al sicuro di altre aree del Paese. Anzi. Nel senso che «il rapporto tra il numero di abitanti e quello degli uomini e delle donne che si occupa di sicurezza, nella nostra provincia è il più basso d’Italia». A tornare sulla «nuova» allerta è Giacomo Stucchi, senatore bergamasco in quota Lega, presidente del Copasir, il Comitato interparlamentare per la sicurezza nazionale, ponte di raccordo tra i Servizi e, appunto, il Parlamento. Senatore, dobbiamo aver paura? «Siamo pronti». Cosa significa? «Che gli scenari non sono cambiati da Barcellona, sono gli stessi dal Bataclan, da Nizza, Bruxelles, Londra, Berlino. Il livello 2 di allerta contro il terrorismo di matrice islamica prevede che potrebbe succedere anche in Italia in qualsiasi momento. Ma anche che il sistema che garantisce la sicurezza della nazione è, da tempo, al lavoro con il massimo impegno: intelligence e forze dell’ordine stanno dando il massimo sforzo per non lasciar cadere niente: ogni segnalazione, ogni pista, ogni sospetto, ogni informazione viene vagliata e “organizzata” per passare eventualmente all’azione. Il massimo però non significa che sia sufficiente». Spieghi. «Che ci sono mille modi per fare un attentato terroristico. Finora tutto ciò che è stato fatto ha funzionato». Significa che ci siamo andati vicino? «Nessuna progettualità concreta. Finora. C’è stato chi ci ha pensato, ma è subito stato individuato». Perché, come si chiedono in molti, in Italia finora non è successo? Ha funzionato l’apparato della sicurezza o c’è anche altro? L’Italia solo Paese di transito, pié «accogliente»? Perché? «Diciamo che in Italia chi si occupa di sicurezza nazionale ha lavorato anche sulla base di un back ground ben preciso: ricordiamo gli Anni di piombo, il terrorismo in casa noi l’abbiamo già avuto e l’abbiamo combattuto. Quindi, al controllo capillare del territorio e a un sistema informativo che funziona siamo abituati. Certo, oggi i soggetti da controllare aumentano di giorno in giorno, e gli uomini in campo per farlo sono sempre gli stessi. Il numero è sempre lo stesso». A proposito, Bergamo. L’altro giorno il prefetto ha sollecitato i sindaci sull’allerta terrorismo. «La provincia di Bergamo è in fondo alla classifica nazionale per numero di forze dell’ordine rispetto agli abitanti. I sindaci non possono fare nulla, non hanno alcun numero da mettere in campo. È al Governo che si deve chiedere ». Ma noi, sul fronte potenziali attacchi terroristici, come siamo messi? «Come tutti gli altri. Quindi non dirò nessun target in particolare. Luoghi affollati, grandi eventi, luoghi di aggregazione è chiaro che sono “prede” ideali per chi punta a seminare il terrore. Ovvio, lo scalo di Orio,ovviamente presidiatissimo. Però, ripeto, Bergamo come ovunque». Barriere e fioriere, servono? «Servono. Certo, troverei assurdo quel che ho visto un anno fa a Bruxelles dove entrare ai Mercatini era come stare in zona di guerra. Allora no. Servono, ma - e ripeto cose che vedono tutti – ci sono mille modi per fare un attentato. Io non credo che dietro Barcellona ci sia una regia “forte”: Daesh ha perso Raqqa e da là grandi direttive “dirette” non ne arrivano più. Ma l’eredità del jihad germina ovunque e, più o meno, imprevedibilmente». L’imam Es Satty che sarebbe stato l’ispiratore della cellula dei ragazzini di Barcellona era già noto e, pare, espulso, quando un giudice ha deciso che poteva restare in Spagna. Come stiamo in Italia a legislatura in merito? «Capo primo, se uno dall’Italia viene espulso per motivi di sicurezza nazionale, in Italia non torna più. Detto questo, alla luce di quel che succede, va aumentata la casistica dei reati che portano all’espulsione dal Paese: sono solo 70. Un soggetto che pubblicamente sul web inneggia all’Isis, va mandato a casa». I social amplificano l’allarme e anche se l’altro giorno un’analisi stimava – con un necessario cinismo - che il terrorismo di matrice islamica sta mietendo sempre meno vittime dunque si sta indebolendo, l’impressione non è certo quella. Cosa dobbiamo fare? «Niente di più, niente di meno di ciò che s’è  sempre fatto. Occhi aperti, con la certezza che in Italia contro il terrorismo si fa il massimo». Quindi? «Quindi, siamo pronti»..