venerdì 29 agosto 2008

ECO DI BERGAMO - 29/08/08 - "LEGA CONTRO L'INNO. SCOPPIA A BERGAMO IL CASO NAZIONALE"

di Anna Gandolfi
Il provveditore farà cantare Mameli all'avvio della scuola Belotti: meglio nòter de Bèrghem. Ed è subito polemica
Lancia il sasso e non nasconde la mano: «Certo che sarebbe una bella idea cantare Nóter de Bèrghem all'apertura dell'anno scolastico». Daniele Belotti resta saldo sulle sue idee e ti snocciola un chiaro motivo anche sul perché non abbia suggerito il Va' Pensiero, contro-inno leghista per antonomasia: «Quello è legato alla Lega, Nóter de Bèrghem è di tutti». Però si capisce che nemmeno lui immaginava di suscitare cotanta valanga di reazioni con una boutade sulla proposta del provveditore di Bergamo di far cantare ai ragazzi l'Inno di Mameli. Una battuta assurta a caso nazionale, una sorta di successo insperato per il lumbard che non è certo nuovo a queste provocazioni. Vicenda in prima pagina su Repubblica: «Inno a scuola, sfida alla Lega». Poi la notizia macinata dalle agenzie di stampa per tutta la giornata di ieri.Questi i fatti: per festeggiare l'inizio dell'attività didattica l'Ufficio scolastico provinciale organizza la tradizionale cerimonia. Data prescelta: 16 settembre. Scuola individuata quest'anno: il «Natta». In programma, oltre all'alzabandiera con i cadetti dell'Accademia della Guardia di Finanza, anche l'Inno di Mameli: insieme ai 900 ragazzi della scuola, il provveditore invita a cantare anche rappresentanti di altri istituti. Un programma già visto anche l'anno scorso, con bandiera, inno e tutto quanto. Però ora si torna sull'iniziativa e, interpellato dai cronisti, il consigliere comunale e regionale Belotti, sentito in veste di presidente della Commissione cultura del Pirellone, tira la bordata: «Cantare l'inno in cortile è una sceneggiata per rinsaldare una identità che è debole. Sarebbe stato meglio far cantare ai ragazzi Nóter de Bèrghem, inno cittadino che li rappresenta davvero». Quando di mezzo ci sono l'inno nazionale e le stoccate di targa padana non si può mai dire: qui c'è quanto basta per far scoppiare il caso nazionale.Sulle agenzie di stampa fioriscono le reazioni, da una parte la levata di scudi a favore dell'inno, dall'altra chi sostiene – è il caso della dirigente scolastica del Veneto Carmela Palumbo – che «vi sono forse modi più concreti per costruire lo spirito nazionale dei giovani, senza ricorrere a inni e simboli». Giovanni Sanga, parlamentare Pd, replica a stretto giro: «La posizione della dirigente veneta mi sembra fuori luogo. I simboli sono importanti, tanto che proprio in queste ore dallo stesso governo è arrivato un decreto che reintroduce l'ora di educazione civica sullo studio della Costituzione». Per il resto, sulle critiche del consigliere orobico al provveditorato: «A Belotti piace fare del folclore, ora siamo ad agosto ed evidentemente è stato più facile dargli risalto». Il collega di partito Antonio Misiani parla di «polemica strumentale del Carroccio, del tutto fuori luogo. Belotti dovrebbe prendere esempio da Umberto Bossi, che ultimamente scatta in piedi diligentemente sull'Inno di Mameli». E a chi critica i simboli: «Hanno una loro importanza e vanno rispettati. Certo che è giusto che i ragazzi cantino l'inno. Poi, per inciso, l'avevano fatto anche l'anno scorso senza che ci fosse alcuna polemica. Io sono d'accordo con l'autonomia e il federalismo, ma si può esserlo anche essendo fedeli all'inno e alla bandiera». Sul fronte della Lega, Giacomo Stucchi è tiepido: «Quello dell'inno a scuola è un tema che non mi entusiasma e sul quale non è giusto porre l'attenzione politica – afferma –. Sarebbe stato meglio evitarlo, ma se lo vogliono fare, lo facciano. Non penso che qualcuno protesterà per l'inno, pur ritenendo che si tratti di una iniziativa che c'entra poco con i problemi della scuola». Per il Pdl si fa sentire il deputato Gregorio Fontana: «L'apertura dell'anno scolastico con l'alzabandiera e l'inno non deve essere il pretesto per perdere tempo in inutili polemiche. Anche negli stati caratterizzati da un consolidato ordinamento federale, come la Svizzera e gli Stati Uniti, nessuno si sognerebbe di contestare l'alzabandiera o l'inno nazionale». Il sindaco di Bergamo è meravigliato e amareggiato dall'«inutile polemica», «anche perché l'iniziativa era già stata fatta lo scorso anno. Ritengo opportuno che i ragazzi conoscano l'inno nazionale; personalmente andrò alla cerimonia e canterò l'inno come sempre, anche se nessuno sarà obbligato a farlo».

ECO DI BERGAMO - 29/08/08 - "CARABINIERI DI ZINGONIA NO DA ROMA AI RINFORZI"

di Patrik Pozzi
Per il ministero la situazione di quest'area non è grave. Sconcerto dei sindaci, pronti a investire sulla caserma.
ZINGONIA La stazione dei carabinieri di Zingonia non sarà elevata a tenenza. La speranza dei sindaci di Ciserano , Boltiere e Verdellino di garantire una maggiore sicurezza sul territorio del quartiere residenziale attraverso il potenziamento della caserma può essere ormai considerata vana. Il ministero dell'Interno, in una informativa inviata all'Arma dei carabinieri ma non ancora ai Comuni, ha infatti espresso sulla questione parere negativo. Parere dovuto non ad una mancanza di fondi, come in un primo momento si sarebbe pensato. Bensì ad un'analisi dello stato della sicurezza e dell'ordine pubblico a Zingonia, non considerato così grave da giustificare il potenziamento della sua stazione dei carabinieri che, se elevata a tenenza, avrebbe potuto contare su un maggior numero di militari in servizio 24 ore su 24 anziché esclusivamente durante le ore diurne.sconcerto dei sindaciQuesta analisi ha lasciato sconcertati i sindaci dei tre Comuni su cui la caserma ha competenza. Ormai da più di due anni si battono in tutte le sedi affinché Zingonia sia più sicura. Il parere negativo del ministero dell'Interno è notizia certa. Una comunicazione ufficiale però non è ancora arrivata ai tre Comuni. Sulla questione non è stata quindi ancora rilasciata dagli amministratori nessuna dichiarazione ufficiale. La delusione e la preoccupazione per il futuro è comunque già palpabile. «Non abbiamo ancora potuto leggere l'informativa del ministero - afferma Giovanni Bacis, primo cittadino di Verdellino - sentirci dire però che lo stato della sicurezza a Zingonia non necessita la messa in campo di maggiori forze dell'ordine è sconcertante».Ciserano, Boltiere e Verdellino pur di ottenere l'elevazione a tenenza della caserma dei carabinieri, che sorge all'interno dei confini di Verdellino, erano pronti a mettere in campo importanti risorse. Lo scorso ottobre i tre Consigli comunali avevano approvato un protocollo di intesa con il quale si impegnavano a mettere a disposizione l'area e a sobbarcarsi i costi, più di 500 mila euro, per l'ampliamento della struttura della caserma. Questo impegno però non è servito a nulla, come non ha sortito risultati la discesa in campo di alcuni deputati bergamaschi. Due le interrogazioni presentate sulla questione. La prima, presentata durante la legislatura dell'ultimo governo Prodi, è caduta, prima di essere discussa, insieme all'esecutivo. La seconda, a firma dei deputati del Pd Antonio Misiani e Giovanni Sanga, e di Giacomo Stucchi della Lega, è stata presentata il 22 maggio, ma non ancora inserita nel programma dei lavori della Camera.un incontro pubblico mercoledìDifficile ora immaginare quali potranno essere le mosse dei tre Comuni di fronte al no, che sembrerebbe definitivo, espresso dal ministero. La questione verrà sicuramente affrontata nell'incontro «Sicurezza e legalità: la cassetta degli attrezzi» previsto mercoledì prossimo alle 20,45, al centro civico Aldo Moro di Boltiere. Saranno presenti il deputato e vicesindaco di Caravaggio Ettore Pirovano (Lega), Dario Guerini, assessore alla Sicurezza del Comune di Bergamo ed il deputato Antonio Misiani. Tema principale della serata il pacchetto sicurezza licenziato recentemente dal governo.Parteciperanno alla discussione oltre al sindaco di Verdellino anche i primi cittadini di Boltiere, Giovanni Testa, e di Ciserano, Natale Zucchetti. Anche quest'ultimo si è già dichiarato sconcertato della decisione del ministero «fondata su dati - afferma - che non fotografano con esattezza la realtà. Basta sapere che molti residenti di Zingonia, per esasperazione, ormai non denunciano nemmeno più i furti che subiscono».

ECO DI BERGAMO 29/08/08 - "RIVOLUZIONE NELLA SCUOLA, TORNANO I VOTI IN PAGELLA. INNO D'ITALIA APRE L'ANNO: E' POLEMICA A BERGAMO"

Voti sulle pagelle, maestro unico per la scuola primaria, introduzione obbligatoria dell’educazione civica, cinque in condotta uguale bocciatura. Sono solo alcune delle novità che si profilano all’orizzonte nella scuola. Una vera e propria rivoluzione. Per qualcuno una bufera. Intanto a Bergamo scoppia la polemica sull’inno d’Italia e la cerimonia dell’alzabandiera che inaugurerà, come vuole il dirigente scolastico Luigi Roffia, l’anno scolastico.
VOTI IN PAGELLA E MAESTRO UNICO Il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini ha annunciato nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che torneranno i voti sulle pagelle degli studenti italiani: «Crediamo che alla scuola - ha detto - serva chiarezza. Per questo ci sarà un ritorno dei voti accompagnati dai giudizi che saranno esplicativi del risultato raggiunto dai ragazzi. Il Consiglio dei Ministri ha poi espresso parere favorevole in merito al ritorno al maestro unico per la scuola primaria. Il provvedimento sarà contenuto nel piano programmatico per la scuola contenuto nella Finanziaria e su cui stiamo lavorando con il ministro Tremonti».
CINQUE IN CONDOTTA A proposito del 5 in condotta che comporterà la bocciatura, il ministro Gelmini ha illustrato il decreto legge, approvato in consiglio dei ministri, che prevede appunto l’introduzione del voto in condotta e novità in materia di educazione civica e stradale nelle scuole. Dal prossimo anno scolastico nella scuola italiana torna, obbligatoria, l'educazione civica: si chiamerà Educazione alla Costituzione e alla Cittadinanza e con questa verrà introdotta la formazione alle regole della strada e all'ambiente.
GLI STUDENTI DI AZIONE CATTOLICA BOCCIANO LA GELMINI Sul voto in condotta, gli studenti dell' Azione Cattolica danno un 5 per il metodo al ministro Maria Stella Gelmini, deprecando l'uso della decretazione d'urgenza in materia di scuola. «Gli studenti dell'Azione Cattolica Italiana - si legge in una nota - apprendono la notizia che in queste ore è in discussione presso il consiglio dei ministri un decreto legge in materia di istruzione che di fatto accoglie parte delle proposte avanzate dal ministro Maria Stella Gelmini attraverso il ddl presentato l'1 agosto 2008. Apprezziamo l'impegno del Ministro a porre i temi dell'istruzione all'attenzione del Governo e quindi del Paese, perchè, come ha detto Benedetto XVI, 'aumenta oggi la domanda di un' educazione che sia davvero tale'». «Ci stupisce - precisano però gli studenti cattolici - la scelta dello strumento del Decreto Legge al fine di introdurre questi provvedimenti, in contrasto con quanto annunciato dal ministro meno di un mese fa, quando queste nuove norme ci sono state indicate come gli elementi fondanti di un Disegno di Legge in materia scolastica». Meglio sarebbe - si propone nella nota - non sacrificare, con la scelta della decretazione d'urgenza «il dibattito in sede parlamentare e nei luoghi istituzionali di confronto tra il Ministero e i rappresentanti degli studenti, dei docenti e dei genitori, quale ad esempio è il Forum delle Associazioni Studentesche».
L'INNO D'ITALIA DIVIDE Il dirigente scolastico provinciale di Bergamo ha deciso che anche quest'anno il nuovo anno colastico sarà inaugurato con l'inno d'Italia e la cerimonia dell'alzabandiera, ma l'iniziativa ha destato le polemiche della Lega Nord. Il 16 settembre nel cortile dell'istituto tecnico Natta 900 ragazzi saluteranno la ripresa delle attività in classe cantando Fratelli d'Italia, mentre un gruppo di cadetti della guardia di finanza in alta uniforme procederà al rito militare del tricolore issandolo sul pennone. «L'inno è il simbolo dello Stato e dell'unità nazionale - ha affermato il dirigente scolastico Luigi Roffia - ed è giusto che i ragazzi lo cantino». Apprezzamento da parte del sindaco Roberto Bruni, mentre la Lega che, tramite il consigliere regionale Daniele Belotti, parla di «sceneggiata». «Meglio far cantare Noter de Berghem», ha aggiunto l'esponente del Carroccio. «Mi meraviglio della polemica innescata - ha detto Bruni - anche perchè l'iniziativa era già stata fatta lo scorso anno. Ritengo opportuno che i ragazzi conoscano l'inno nazionale; personalmente andrò alla cerimonia e canterò l'inno come sempre, anche se nessuno sarà obbligato a farlo». «È una bella iniziativa che condivido in pieno - ha dichiarato Antonio Misiani, parlamentare bergamasco del Pd - credo che sia importante far condividere ai ragazzi il senso di appartenenza e l'orgoglio nazionale fin dalla scuola. Sono un federalista convinto che tiene all'unità nazionale e che si commuove ogni volta che sente l'inno di Mameli». Più cauto il preside del liceo scientifico Mascheroni di Bergamo, Paolo Capini, che pur definendo «necessaria da parte degli studenti la necessità di riconoscersi nell'unità nazionale», ha sostenuto che «ogni istituto, nell'ambito dell' autonomia scolastica, dovrebbe scegliere gli strumenti adatti per riflettere sulla costituzione, la bandiera e l'inno, al fine di evitare ogni polemica e strumentalizzazione». Giacomo Stucchi: «Quello dell'inno a scuola è un tema che non mi entusiasma e sul quale non è giusto porre l' attenzione politica - ha detto -. Sarebbe stato meglio evitarlo, ma se lo vogliono fare, che lo facciano. Non penso che qualcuno protesterà per questo, pur ritenendo che si tratti di un'iniziativa che c'entra poco con i problemi della scuola. È necessario piuttosto affrontare la questione dell'integrazione degli oltre 16mila studenti stranieri nelle scuole della provincia ed insegnare ai ragazzi la storia dei popoli e dei comuni. Chiederò a Roffia un occhio di riguardo all'educazione civica, al fatto che nelle scuole si diano ai ragazzi nozioni di federalismo e si spieghi loro chi era Cattaneo e quali erano le sue idee».
Gregorio Fontana, deputato bergamasco del Pdl: «L'annuncio di iniziare il nuovo anno scolastico con l'inno d'Italia e con la cerimonia dell'alzabandiera, non deve essere il pretesto per perdere tempo in inutili polemiche. Anche negli stati caratterizzati da un consolidato ordinamento federale, come la Svizzera e gli Stati Uniti, nessuno si sognerebbe di contestare l'alzabandiera o l'inno nazionale. La vera sfida della maggioranza che sostiene il governo Berlusconi, ma anche di tutte le altre forze politiche presenti in Parlamento, è invece ottenere, in tempi brevi, una riforma federale che possa dare ampia autonomia valorizzando le realtà economiche e la storia delle regioni d'Italia».

lunedì 25 agosto 2008

ECO DI BERGAMO 25/08/08 - "MARTINA: NIENTE FRENI AL CONFRONTO CON IL CENTRODESTRA"

di G. Ra.
Ripartirà il sei settembre da Milano la nuova stagione politica del Partito democratico: per quella data è infatti convocata presso l'area del Palamazda l'assemblea dei 750 delegati regionali del Pd e i portavoce degli oltre mille circoli regionali. «L'incontro – sottolinea Maurizio Martina, segretario regionale del Pd – sarà l'occasione per aprire la stagione politica del partito e dare il via alla preparazione delle elezioni europee ed amministrative in programma per la primavera prossima». «Punteremo l'attenzione – prosegue Martina – sull'elaborazione dei progetti di governo del territorio e sul tema delle alleanze con l'obiettivo di mettere in campo un nuovo centrosinistra competitivo con il centrodestra». Al centro del confronto, rimarca il segretario regionale, ci saranno i temi dell'Europa e del federalismo. «L'Europa – sottolinea Martina – può diventare un orizzonte più vicino ai nostri territori e un'occasione di sviluppo delle comunità locali. Vogliamo mettere in evidenza ciò che l'Europa può offrire e i contributi che può dare alla crescita delle nostre realtà». Il secondo tema all'ordine del giorno sarà il federalismo: «Su questo argomento – sottolinea Martina – il Pd lombardo ha già avanzato una sua proposta alla Direzione nazionale del partito che pone al centro l'applicazione dell'articolo 116 della Costituzione relativo alla possibilità di un federalismo differenziato. In questo senso c'è il nostro appoggio per un percorso che metta in azione la svolta federalista per questo Paese». Da parte del Pd, prosegue Martina, «non c'è alcun freno al confronto con la maggioranza di centrodestra; c'è, invece, la nostra disponibilità al dialogo purché ciò avvenga nel merito delle questioni concrete: la svolta federalista per questo Paese è necessaria, ma anche impegnativa». E Martina, in relazione all'incontro sul federalismo tenutosi sabato scorso alla Berghem Fest della Lega Nord in corso ad Alzano Lombardo con la partecipazione sua e dei deputati Giacomo Stucchi (Lega), Savino Pezzotta (Udc) e Massimo Corsaro (Pdl) esprime «apprezzamento per il confronto avuto: mi è parso che da parte di tutti, maggioranza e opposizione, pur nel rispetto dei ruoli, sia emersa la volontà di abbandonare la facile propaganda e di entrare nel merito delle questioni ancora irrisolte; ho toccato con mano la volontà di confrontarsi sui temi concreti legati alla questione del federalismo».

domenica 24 agosto 2008

ECO DI BERGAMO 24/08/08 - "FEDERALISMO, STUCCHI 'APRE' MA PEZZOTTA E MARTINA FRENANO"

di Marco Conti

Dibattito a più voci alla Berghem Fest: mano tesa del leghista all'opposizione. Su tempi e modi i dubbi del parlamentare dell'Udc e del segretario del Pd.

Per il federalismo tanto voluto dalla Lega pare sia davvero arrivata la volta buona. Questo almeno stando alle parole dei rappresentanti di maggioranza e opposizione riuniti ieri sera alla Berghem Fest della Lega ad Alzano Lombardo per un confronto imperniato proprio sul cavallo di battaglia di sempre degli uomini di Umberto Bossi. Un traguardo che tutti vedono possibile entro l'attuale legislatura, partendo dalla bozza del ministro Roberto Calderoli, definita da tutti una buona base di partenza.
Il deputato della Lega, Giacomo Stucchi, sottolinea che «servirà circa un anno per avere i decreti legislativi. Vogliamo che la discussione sul disegno di legge sia la più partecipata possibile, è nostra intenzione condividerla con l'opposizione, perché il muro contro muro non giova a nessuno». I dubbi maggiori sulla facilità di arrivare al federalismo senza troppi intoppi li ha portati avanti il deputato dell'Udc Savino Pezzotta, pronto a rimarcare come «non sia facile passare da una cultura e da strutture fortemente centraliste, come quelle attuali, a una visione più articolata, dove si vuole realizzare un decentramento forte. La bozza non mi dice ancora cosa si fa con le Regioni a statuto speciale: anche in questo caso non si tratta solo di un problema di soldi, ma anche di una cultura radicata. Non mi parla neppure delle competenze tra Stato e Regione: è giusto trasferire il sistema di istruzione dallo Stato alle Regioni?». «Senza contare – continua Pezzotta – un altro nodo fondamentale, che riguarda il periodo della transizione: come passiamo dal sistema centralista a quello federalista?. Ci potrebbero essere dei doppioni. E in quanto tempo si realizza il tutto, perché dire tre o cinque anni non è proprio la stessa cosa...».
L'intervento di Pezzotta, ampiamente appoggiato da Maurizio Martina, segretario regionale del Pd, ha messo in agitazione alcuni simpatizzanti della Lega, al punto tale che il «padrone di casa», il deputato Giacomo Stucchi, è intervenuto per fare in modo che l'ex leader della Cisl potesse continuare a parlare senza essere disturbato. Pezzotta è ripartito mettendo sul piatto del dibattito un altro tema scottante. «Si parla poco dei costi per fare il federalismo, di come sarà gestito l'attuale debito pubblico e come saranno ripartiti i relativi interessi. Per questo il federalismo dovrà essere incentrato sul rigore, evitando di passare da un sistema prettamente centralistico a uno nel quale si danno troppi poteri alle Regioni. E poi non vanno ignorati i Comuni».
Il giornalista de «L'Eco di Bergamo» Dino Nikpalj, moderatore della serata, ha sottolineato che il tema è molto complesso, in modo particolare per il Pd. «Abbiamo la volontà di andare fino in fondo – ha risposto Maurizio Martina –, mettendo però in evidenza che il federalismo deve tenere conto delle specificità del nostro Paese. Sì a un federalismo differenziato, che può essere il passo fondamentale per rendere l'Italia più coesa».
Il deputato del Pdl Massimo Corsaro mette l'accento sulla differenza di impostazione. «C'è chi vede il federalismo come un fine – dice – e chi, viceversa, ritiene che il federalismo sia un mezzo. Io, per essere chiari, lo intendo come un mezzo. Il federalismo serve a responsabilizzare gli amministratori, perché non è più tollerabile un sistema in cui un'amministrazione, senza un centesimo di denaro pubblico, costruisce termovalorizzatori, mentre altre con milioni di euro di denaro pubblico ricevuto hanno la pattumiera da anni per le strade». «Ritengo necessario – ha concluso Corsaro – fare prima il federalismo fiscale e successivamente quello costituzionale. Chiaro però che questa legislatura deve fare il federalismo, perché con l'attuale sistema governare i nostri territori diventerà sempre più complesso. Chiaro che, davanti a cattivi risultati di gestione, qualche amministratore dovrà cambiare mestiere, ma ciò sarà un bene: c'è bisogno di un ricambio delle facce maggiore rispetto a quanto successo sinora».

sabato 23 agosto 2008

ECO DI BERGAMO 23/08/08 - "FEDERALISMO, DIBATTITO ALLA BERGHEM FEST"

Proseguono i dibattiti politici alla 19ª «Bèrghem Fest» della Lega. La festa è organizzata in via Piave, nella zona delle piscine, al Alzano. Il tema dell'incontro di questa sera, che avrà inizio alle 21, «Federalismo: a che punto siamo?». Interverranno al dibattito Giacomo Stucchi (deputato della Lega), Maurizio Martina, (segretario regionale del Pd), Savino Pezzotta (deputato dell'Udc) e Massimo Corsaro (deputato del Pdl).
L'incontro sarà moderato da Dino Nikpalj, giornalista de L'Eco di Bergamo. Domani, invece, sarà la volta di una intervista a tutto campo al ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli. L'esponente leghista interverrà dalle 21, intervistato dai giornalisti Cesare Zapperi (Bergamonews) e Matteo Pandini (Libero). Lunedì sera dibattito con l'eurodeputato leghista Mario Borghezio, intervistato dal consigliere Ivan Caccia sulla sicurezza.

giovedì 21 agosto 2008

ECO DI BERGAMO 21/08/08 - "LA POLITICA SBARCA SU INTERNET E SCOPPIA LA FACEBOOK MANIA"

di Benedetta Ravizza

Consiglieri, parlamentari e assessori orobici fanno a gara per avere più contatti Mix di pubblico e privato: da Jannone e Saffioti (Fi) a Misiani e Martina (Pd)

Impazza la Facebook mania. Anche i politici bergamaschi sono stati contagiati dalla moda dell'estate. E pure in spiaggia, sui monti o all'estero non mollano la «community» virtuale, con una frenetica attività di dialogo e scambio online, tra il serio e il faceto, l'approfondimento e il gossip.
Sul sito fondato nel 2004 da Mark Zuckerberg, allora diciannovenne studente dell'Università di Harvard – inizialmente per mettere in contatto studenti di atenei e licei di tutto il mondo e ora vera e propria «patria» per tutti gli internauti – è facile, infatti, imbattersi in facce note da destra a sinistra. Oltre a vip, calciatori e veline. Al fascino della rete – già subìto da Walter Veltroni (al recente incontro milanese con i giovani del Pd ha esordito con un modernissimo «Ho appena finito di aggiornare il mio profilo su Facebook») fino all'ex ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro (compare anche nel gruppo Italia dei Valori) – hanno ceduto, infatti, anche assessori, consiglieri regionali e parlamentari orobici.
«Nemici» magari per professione, «amici» sul filo di internet, dove si scambiano foto, commenti, ricercano contatti e condivisione per le battaglie politiche in corso. Qualcuno più pudico o meno avvezzo alla tecnologia ha rinunciato a pubblicare la propria immagine, altri più allenati al blog (il vero maestro è il Verde regionale Marcello Saponaro , che dagli esordi usa la rete come il pane) o più inclini alla ribalta massmediatica (come il deputato azzurro Giorgio Jannone , abituato a finire sui rotocalchi) hanno pagine di profilo e un vero e proprio book fotografico. Più sobrio Carlo Saffioti (tra le fila di Forza Italia in Regione) in versione appassionato di montagna o il deputato democratico Antonio Misiani , che si è voluto immortalare anche con uno «scomodo» Antonio Di Pietro. Il segretario regionale del Pd Maurizio Martina ha invece scelto la Muraglia cinese, scatto del recente viaggio fatto nel Paese delle Olimpiadi. Dopo qualche impasse iniziale, il titolare dell'Urbanistica di Palafrizzoni Valter Grossi ha optato per un ritratto di vita domestica con un amico a quattro zampe. Tra i patiti di Facebook anche il responsabile organizzativo del Pd Matteo Rossi («Da quando l'ho scoperto difficile staccarsi»), mentre tra i «Facebook per caso» figurano il segretario cittadino Alberto Vergalli e il minimal collega di partito Alessandro Redondi . L'elenco potrebbe andare oltre (ed è bipartisan), questo è solo un parziale frutto di una mini-ricerca. Solo la Lega sembra restìa al nuovo mezzo (ci sono un Roberto Calderoli non autorizzato e qualcuno che ha messo la foto dell'amico parlamentare Giacomo Stucchi), preferendo ancora i metodi «pane e salame». Al lettore continuare la caccia.
Il gruppo «Bergamo» è costituito da quasi 200 aficionados che oltre a incontrarsi in rete, spesso si ritrovano anche in un locale di Redona. Essere sul sito nella top ten dei più visitati al mondo e il numero uno negli Stati Uniti per foto è diventato «in». Un modo per rompere gli schemi e agganciare nuovi elettori. Nell'era di internet la campagna politica si fa anche così, scekerando un po' di pubblico e privato, e la gara per conquistarsi più amici è aperta. Il candidato alla Casa Bianca Barack Obama sarebbe il politico più popolare su Facebook, con la stratosferica cifra di 865 mila friends. Numeri decisamente lontani da quelli dei militanti di casa nostra. Che intanto, comunque, si allenano con la multimedialità e fanno a gara per collezionare nuovi contatti e possibili bacini elettorali. I risultati si vedranno. Si sa mai che meglio del portale ci sia il classico porta a porta. Il responso alle urne. Per ora reali: c'è già chi prefigura, in un futuro magari nemmeno tanto prossimo, il voto online con un comodo click da casa.