“Elezioni ad aprile” per il senatore Giacomo Stucchi, Lega Nord. “Subito al voto” gli fa eco Fabio Gregorelli, capogruppo in Consiglio Comunale a Bergamo per il Movimento 5 Stelle. Ad urne chiuse e con le prime proiezioni che consacrano la vittoria del No i politici bergamaschi commentano. C’è chi rilegge gli errori della lunga campagna referendaria, chi chiede elezioni anticipate, chi osserva il dato di Bergamo città con il Sì vincitore (una piccola enclave che regge lo tsunami referendario).“I due dati che emergono da questo referendum sono l’alta affluenza alle urne e la vasta partecipazione dei cittadini agli incontri in preparazione – osserva l’onorevole Elena Carnevali, Partito Democratico -. Spiace che alla fine sia stato trasformato come un referendum sull’operato del governo Renzi e non si sia entrati nel merito della riforma. Una riforma che da tempo il nostro Paese necessita. Spiace: è un’occasione mancata”. Per l’onorevole socialista Pia Locatelli: “Si è ridotto il referendum ad una lotta politica, ma così facendo si è persa un’occasione. Chi passa all’incasso sono soprattutto i grillini. Per la riforma della costituzione, noi socialisti, avevamo proposto di creare una costituente che non si riducesse ad una battaglia politica. Si è scelta una via legittima ma più impervia e soprattutto legata all’attività di governo”. La lunga notte dello spoglio raccoglie anche il commento del senatore del Carroccio Giacomo Stucchi che non usa mezzi termini: “La gente ha bocciato una politica lontana da loro, una riforma sulla quale si è perso tempo. Questo Paese va riformato, ma per farlo serve un’ampia base di condivisione. Va riformato, abolendo il bicameralismo perfetto, ma va fatto con criterio. I dati che emergono dallo spoglio è che il 75% dei giovani ha votato No, segno che si sentono tagliati fuori, esclusi dalle scelte politiche di questo paese”. Osservando il dato che emerge dalle urbe, il capogruppo del M5S a Palazzo Frizzoni, Fabio Gregorelli afferma: “In città ha vinto il Sì, segno che il sindaco Gori, grande comunicatore, è stato bravo e capace di vendere un prodotto che nel resto d’Italia e anche in provincia non ha funzionato e non funziona. Il dato dell’affluenza, in particolare di Bergamo, è segno di un risveglio e di una voglia di partecipazione che fa ben sperare in futuro. L’augurio che continui così”.L’assessore regionale Claudia Terzi, Lega Nord dichiara: “Questo referendum è stato sentito da tanti, in particolare dai giovani. Ho raccolto le loro insoddisfazioni ai gazebo, nei mercati, al bar. C’era un senso di protesta e di disagio contro questo governo che li ha dimenticati. In merito alla riforma, poi, in molti hanno giustamente temuto che accentrare servizi come la sanità a Roma avrebbe voluto dire perdere quei virtuosismi che la Lombardia offre e garantisce ai propri cittadini”.L’assessore all’Innovazione del Comune di Bergamo, Giacomo Angeloni: “Credo che ci siano degli errori su questo referendum, il primo e fondamentale è quello di averlo politicizzato. Se Gori ha convinto è segno che l’Amministrazione Comunale governa bene, i servizi funzionano, le buche per le strade vengono chiuse e c’è l’attenzione nei confronti dei cittadini. Gori è stato premiato perché è un politico che ha mantenuto e mantiene le sue promesse. La riforma, seppur perfettibile, avrebbe spinto in avanti il Paese, ma il popolo sovrano ha deciso di fermarsi esprimendo la sfiducia sul governo quando si stava parlando di riforma costituzionale”. Se il Sì regge a Bergamo si deve andare a cercare chi ha lavorato sodo sul territorio: il Comitato Bergamo per il Sì. L’avvocato Ernico Felli, tra i promotori del Comitato, se da una parte non nasconde la delusione sul dato nazionale con la vittoria del No, afferma: “Abbiamo lavorato bene e riportato la passione nella politica, rinvigorendo la discussione e il confronto tra i cittadini. Renzi aveva aperto la sua campagna referendaria proprio a Bergamo. Devo ringraziare tutti coloro che si sono impegnati nei tantissimi appuntamenti per la promozione e per far conoscere nel merito la riforma costituzionale”.“Dobbiamo garantire l’approvazione della Legge di Bilancio, poi serve una Legge elettorale per la Camera e per il Senato – commenta l’onorevole Antonio Misiani, Pd -. La fine naturale della legislatura sarebbe nel febbraio 2018, poi la facoltà di sciogliere le Camere spetta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che verificherà le condizioni della maggioranza in Parlamento”.Alla domanda “Se incontrasse Bersani o D’Alema, dopo il voto di questa sera, che cosa direbbe loro?”. Misiani non ha dubbi e risponde: “Profonda amarezza. Martedì la segreteria del Partito si riunirà, il compito che ora ci aspetta è ricompattare le diverse anime”.
lunedì 5 dicembre 2016
mercoledì 30 novembre 2016
BERGAMO NEWS - 30/11/16 - SONO IN SIRIA, RISCHIO L'ESECUZIONE. LO STRANO RAPIMENTO DEL 56ENNE DI SARNICO
Un video in un campo di
ulivi e parecchi dubbi. È avvolta nel mistero la vicenda di Sergio Zanotti,
56enne nato a Marone (in provincia di Brescia) e residente a Sarnico, sempre
sul lago d’Iseo. L’uomo,
divorziato e padre di due figli piccoli, secondo quanto racconta lui stesso in
un video diffuso in rete dal sito russo Newsfront, da sette mesi sarebbe
prigioniero in Siria. Nel filmato, in cui è inginocchiato, chiede aiuto alle
istituzioni italiane: “Mi chiamo Sergio Zanotti e da sette mesi sono
prigioniero qui in Siria. Prego il governo italiano di intervenire nei miei
confronti prima di una mia eventuale esecuzione”. Le immagini online lo
mostrano con una lunga barba e vestito con una tunica bianca, in ginocchio
all’aperto tra alcuni ulivi. Alle sue spalle un uomo, vestito di nero e con il
volto coperto, che imbraccia un fucile mitragliatore. L’uomo tiene in mano un
cartello con una data, apparentemente il 15 novembre 2016. In un’altra foto
postata dallo stesso sito il presunto ostaggio è in piedi, scalzo, in mano ha
lo stesso cartello. Fonti della Farnesina parlano di un caso di rapimento
piuttosto strano, non per forza legato a un atto di terrorismo. Nessun gruppo
tra quelli conosciuti avrebbe infatti rivendicato il gesto. Zanotti potrebbe
essere prigioniero di un clan armato non identificato, anche se nessun riscatto
sarebbe ancora stato chiesto. Un’altra anomalia starebbe nel fatto che, secondo
fonti investigative, “nessuno ha denunciato la scomparsa dell’uomo”. Dubbi
confermati dal senatore bergamasco Giacomo Stucchi, presidente del Copasir: “La
situazione al momento è molto riservata – le parole di Stucchi – , posso solo
dire che stiamo lavorando da alcuni giorni per verificare cosa sia successo. Le
uniche certezze sono quel video e un cittadino che manca dall’Italia. Per il
resto non mi sbilancio”. I familiari di Zanotti hanno invece raccontato che
l’uomo aveva programmato il viaggio in Turchia nell’aprile scorso. Ma quando si
sono perse le tracce, a maggio, ne era stata denunciata la scomparsa. Gli
investigatori stanno ricostruendo i movimenti di Zanotti che, alcuni mesi fa,
era partito dall’Italia per la Turchia, dove si sono perse le sue tracce. Su
Facebook i suoi interventi sono rimasti fermi allo scorso marzo. Ma chi è
Sergio Zanotti? Di lui si sa che è nato nel 1960 a Marone, in provincia di
Brescia. Sulla sua pagina Facebook dichiara di essere divorziato, di vivere a
Sarnico dove svolge il mestiere di libero professionista (ma la sua impresa
edile è stata dichiarata fallita, e ha avuto dei precedenti per evasione
fiscale). Il video in cui appare Zanotti è stato postato su Facebook il 21
novembre dall’utente Almed Medi, sul cui profilo social (probabilmente falso)
si legge che è di Milano, che si è laureato a Milano e vive a Napoli. Il sito
russo Newsfront avrebbe preso il video da questo post.
lunedì 14 novembre 2016
BERGAMO SERA - 14/11/16 - ARRESTO RECLUTATORE ISIS: STUCCHI SI COMPLIMENTA CON L'INTELLIGENCE
“Desidero esprimere il mio compiacimento per l’operazione antiterrorismo che ha portato all’arresto in Sudan del terrorista tunisino Moez Fezzani”. Così in una nota il presidente del Copasir Giacomo Stucchi.“L’intensa e proficua attività svolta dalla nostra intelligence in collaborazione con altri Paesi – continua il senatore bergamasco della Lega Nord – ha avuto un ruolo di rilievo nell’operazione, contribuendo a scongiurare la possibilità che un soggetto particolarmente pericoloso per la sicurezza di tutti i cittadini occidentali potesse continuare a rimanere ancora a piede libero”.
sabato 29 ottobre 2016
BERGAMO POST - 29/10/16 - DUE BUONE NOTIZIE SU ITALCEMENTI
Una settimana esatta dopo l’invio della lettera, il Governo ha risposto. Il 21 ottobre, le RSU Italcementi della sede centrale e della cementeria di Calusco, i sindacati di categoria FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL di Bergamo, i segretari generali provinciali di CGIL, CISL e UIL, ma anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, il presidente della Provincia Matteo Rossi e nove parlamentari bergamaschi (Antonio Misiani, Giovanni Sanga, Elena Carnevali, Giuseppe Guerini, Franco Bordo, Pia Locatelli, Roberto Calderoli, Giacomo Stucchi e Gregorio Fontana), avevano inviato una lettera aperta al premier Matteo Renzi, al ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, per chiedere che venisse, nel più breve tempo possibile, definita la proroga della cassa integrazione straordinaria per il Gruppo Italcementi-HeildebergCement. Il 28 ottobre, nell’ambito dell’incontro tenutosi alla Borsa Merci della Camera di Commercio di Bergamo, il Governo, nella persona del ministro Calenda collegato in videoconferenza, ha risposto alle richieste avanzate dai sindacati e dalle autorità del capoluogo orobico. E, finalmente, sono state risposte positive. Sì alla proroga della cassa integrazione. Dopo essersi scusato per non aver potuto presenziare fisicamente all’incontro, il ministro ha confermato a Luciana Fratus di FILLEA-CGIL, Giuseppe Mancin di FENEAL-UIL e Danilo Mazzola di FILCA-CISL la volontà del Governo di concedere a Italcementi la proroga della cassa integrazione straordinaria fino al dicembre 2018 applicando l’articolo 42, procedura “d’emergenza” prevista appositamente per casi di rilevanza nazionale ed eccezionali. Ancora niente di certo e di ufficiale, ma Calenda è stato chiaro nel dire che l’impegno c’è. Un sospiro di sollievo per i lavoratori e i sindacati stessi, che più volte hanno sottolineato l’impossibilità del sistema di reggere l’urto degli oltre 400 esuberi annunciati nell’aprile scorso da Heidelberg in concomitanza alla presentazione del Piano industriale. Investimenti per salvare l’i.Lab. Ma c’è di più. Proprio attraverso le pagine del nostro settimanale uscito in edicola il 21 novembre, i sindacati si erano detti molto preoccupati dalla possibilità che la multinazionale tedesca decidesse di non investire ulteriormente su un settore che, negli ultimi anni, era stato il fiore all’occhiello di Italcementi, ovvero la ricerca. La preoccupazione, infatti, era che l’iLab al Kilometro Rosso venisse “svuotato”. Heidelberg, che fino a un anno fa non aveva alcun centro di ricerca, ora ne sta costruendo uno in Germania e dall’iLab era stato fatto sapere che è da mesi che non si lavora a nuovi progetti. Insomma, tutti gli indizi lasciavano pensare a un disinvestimento sul suolo italiano per trasferire brevetti, know how e, di conseguenza, anche forza lavoro oltreconfine. Ma anche su questo punto il ministro Calenda ha rassicurato i sindacati: il Mise, infatti, si è detto disponibile a mettere risorse sull’i.Lab (oltre che su un impianto produttivo del Sud) congiuntamente al Gruppo. Come riportato da L’Eco di Bergamo, si tratterebbe di un investimento complessivo di circa 40 milioni di euro che salvaguarderebbe buona parte della forza lavoro al momento a rischio. Anche in questo caso, numeri certi e ufficiali non ci sono ancora, ma il fatto che il Governo si sia esposto pubblicamente attraverso la figura del ministro Calenda tranquillizza, e non poco, sindacati e lavoratori.Un lumicino di speranza. Le sigle sindacali si dicono soddisfatte. Mancin spiega che «si tratta di un messaggio importante. Dopo il buio delle ultime settimane, questo è un lumicino di speranza». Certo, resta l’amarezza per non esser riusciti a evitare la decisione di Heidelberg di tagliare ben 400 posti di lavoro soltanto a Bergamo («Su questo punto i margini di trattativa sono inesistenti», ammette Mancin), ma le rassicurazioni fornite da Calenda sono la risposta che si sperava arrivasse alla lettera della scorsa settimana. Ora si attendono i prossimi incontri, già fissati, a livello nazionale perché gli annunci si trasformino in fatti. Ma per la prima volta dopo mesi, il caso Italcementi ottiene la prima pagina grazie a due buone notizie.
venerdì 7 ottobre 2016
CRONACHE FERMANE.IT 07/10/16 - STUCCHI: DAL "NO AL REFERENZIUM" ALL'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PER IL VERDE MARE
Il
senatore della Lega nord, dopo la conferenza stampa per il no alla
consultazione popolare, ha incontrato il titolare del campeggio sequestrato:
"Stiamo valutando se fare un'interrogazione parlamentare sul caso specifico.
Ora studierò bene la vicenda" Questa sera,
alle 18, al bar pasticceria Mazzaferro di Porto San Giorgio è arrivato il
senatore Ln Giacomo Stucchi. Ad attendere il presidente del Copasir i
consiglieri regionali Marzia Malaigia e Sandro Zaffiri, il segretario regionale
Luca Paolini, il presidente regionale Giordano Giampaoli, il commissario
provinciale Milco Mariani e il coordinatore comunale del Carroccio, Fabio
Senzacqua. Oggetto della conferenza stampa? Tutti i perché del no al referendum
sulla riforma costituzionale. “Domani
dalle 9 alle 12 saremo anche in piazzetta Silenzi per spiegare a tutti perché
votare no al referendum, o meglio referenzium – l’introduzione, con la
spiegazione di Senzacqua del gioco di parole che associa la
consultazione popolare al cognome del premier – quello del 4 dicembre sarà un
voto importante anche per mandare un chiaro messaggio al Pd, anche qui a Porto
San Giorgio, visto che nel 2017 si vota per le comunali”. “Siamo chiamati al
voto – è il turno di Malaigia – per una riforma referenziaria. Il
presidente del Consiglio, non eletto, prima ci ha detto che si risparmierà un
miliardo di euro. Poi, quando qualcuno gli ha fatto notare che stava dicendo
una balla, è tornato sui suoi passi. Bisogna votare no anche per bocciare un
governo che ha condotto in maniera disastrosa l’Italia. Hanno fatto crollare le
politiche sociali, tagliano i servizi essenziali. E poi si inventano un
referendum per togliere le attenzioni da problemi veri come il lavoro che si
tramutano anche in suicidi. Parliamo dell’approccio del Pd al terremoto?
Minimizzano tutto inventandosi anche il cratere sismico in cui rientrerebbero
solo 17 Comuni quando invece il sisma ha investito tre province. Stanno
affossando quelle zone che vivono di turismo di ritorno. Io ho chiesto anche
che l’area montana dei Sibillini fosse inserita nel piano cinematografico della
Regione…proposta bocciata”.La
Costituzione – aggiunge Giampaoli – è nata per renderci liberi. Invece
questi vogliono un uomo solo al comando. Uno schema del genere in passato ha
fatto tanti, troppi danni. Renzi vuole solo aumentare il centralismo. Stanno
allontanando i nostri giovani dall’Italia. E li stanno sostituendo con gli
“amici” africani”. “Quella del 4 dicembre sarà una battaglia di libertà ancor
più decisiva delle elezioni. Se passa il sì – le parole di Paolini –
viene stravolta la natura del paese. Toglieranno gli organismi di controllo e
finiranno per controllare tutto, dal presidente della Repubblica alla Corte
costituzionale. Siamo dinanzi a un sistema di scatole cinesi. E sapete, sul
Senato, quanto si risparmierà alla fine? Dai 40 ai 50 milioni di euro, insomma
un F35. L’unica norma che Renzi doveva inserire, quella antiribaltoni, non l’ha
messa”. “E’ una presa in giro già dal titolo che è diverso dai contenuti –
conclude Stucchi – rimarremo con un bicameralismo zoppo. Non si va incontro
alle volontà dei cittadini. Ma d’altronde cosa potevano fare un presidente, una
maggioranza e un programma non scelti dagli italiani? E’ necessario che si voti
con coscienza e consapevolezza. Mi spieghino come mai i mentori della sinistra,
quando bocciavano le nostre proposte erano saggi e oggi, visto che criticano
aspramente questo referendum, non lo sono più. Sarà un referendum su Renzi
quindi votare no contro il contenuto della riforma e contro il governo”. Poi
la notizia per il locale che tanto locale non è più. A fine conferenza stampa,
infatti, Stucchi, Paolini e Senzacqua si sono appartati con Felice Chiesa, il
titolare del Verde Mare sequestrato dalla Finanza per lottizzazione abusiva.
Una lunga chiacchierata. “Sì – ammette Stucchi – stiamo valutando se fare
un’interrogazione parlamentare sul caso specifico. Ora studierò bene la
vicenda”.
lunedì 1 agosto 2016
ECO DI BERGAMO - 01/08/16 - "SERVONO PIU' RISORSE, UOMINI E MEZZI"
Lo sviluppo
delle tecnologie è velocissimo, le persone e i luoghi da controllare aumentano
ogni giorno e bisogna trovare più risorse, uomini e mezzi se vogliamo stare al
passo con la lotta al terrorismo". A dirlo è Giacomo Stucchi, bergamasco
presidente del Copasir. Dall'inizio del
2015 a oggi sono 103 gli espulsi dal ministro Alfano con proprio decreto, tra
cui 9 imam. "E' uno strumento previsto dall'ordinamento giudiziario
fin dal 2005 che prevede l'espulsione coattiva con rimpatrio immediato e
divieto di reingresso, per motivi di sicurezza, di quei soggetti ritenuti attigui
ad ambienti radicalizzati e che sostengono la jiad. Il provvedimento vale per
tutta Europa ed è una misura preventiva e rapida, mentre nei casi più complessi
si va avanti nelle indagini ei tempi sono ovviamente più lunghi". Dopo gli
ultimi attentati i controlli sono aumentati? "C'è un monitoraggio di tutte
le realtà in cui c'è un'alta presenza islamica. Non si pensi solo alle moschee,
che sono meno difficili da osservare, ma a tutti quei luoghi da controllare in
quanto siti di ritrovo abituale di cittadini islamici in cui può essere
veicolato il messaggio positivo verso la jiad, dai sottoscala ai bar, dai
negozi etnici ai centri culturali. I controlli avvengono utilizzando vari
mezzi, tecnologici o umani, e servono per capire quanto accade e ciò che viene
detto riservatamente". C'è collaborazione da parte del mondo islamico?
"Non è ancora sufficiente. Quando qualcuno, ad esempio, condanna
ufficialmente un attentato e prende le distanze, c'è chi dice che non è
d'accordo - e in quel caso è giusto andare subito ad approfondirne la
conoscenza - ma ce ne sono tantissimi che stanno in silenzio. E questo mi
preoccupa, perchè il silenzio è sempre ambiguo". Molti attentatori sono
"addestrati dal web e la propaganda passa più dai social che dalle
moschee. "Facciamo sforzi enormi ma la sfida è impari perchè lo sviluppo
delle tecnologie è velocissimo. Per stare al passo dobbiamo avere più risorse,
la mole di persone e di luoghi da controllare è aumentata e non si può più fare
lo stesso lavoro di prima, garantire cioè la stessa qualità ed efficacia, se
non si aumentano il personale e i mezzi: non solo dell'intelligence ma di tutto
il comparto sicurezza".
venerdì 3 giugno 2016
IL GIORNO - 03/06/16 - Il sindaco di Stezzano scrive a Renzi: "Meno persone? Chiuderemo gli uffici"
Stezzano (Stezzano), 3 giugno 2016 - «Abbiamo difficoltà persino a rispondere al telefono. La situazione è drammatica, così non possiamo più andare avanti. E come noi altri Comuni della Bergamasca, come, per esempio, Fara d’Adda e Gazzaniga». Il tono della voce è gentile e nello stesso tempo duro. Elena Poma, da sette anni sindaco leghista di Stezzano, Comune dell’hinterland bergamasco che conta oltre 13mila abitanti, una situazione come quella che sta passando la sua amministrazione proprio non se l’aspettava. Almeno non così difficile. Ad angustiare il primo cittadino è la mancanza di personale all’interno degli uffici comunali. In una lettera consegnata al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in occasione della visita alla Freni Brembo il 21 maggio, inviata anche ai parlamentari bergamaschi, il sindaco spiega la vicenda e le sue preoccupazioni. Sindaco, cosa succede? «Abbiamo alle nostre dipendenze 35 persone, ma l’anno prossimo, a causa di prepensionamenti già programmati da tempo, il numero diminuirà fino a raggiungere le 32 unità». Quali saranno le conseguenze? «Saremo costretti a chiudere uffici indispensabili, come l’ufficio ambiente, quello per la gestione del patrimonio, l’ufficio tecnico. Altri, come i servizi sociali, la segreteria e la biblioteca saranno costretti a vivere un’emergenza. Una situazione paradossale, dato che se si facesse riferimento al decreto per gli enti locali che hanno dichiarato il dissesto finanziario, Stezzano potrebbe avere fino a 90 dipendenti». A cosa è dovuto tutto ciò? «La causa è da ricercare nella finanziaria 2016 che ha cancellato la norma che prevedeva la possibilità di reintegrare tutto il personale in uscita per quei Comuni che presentavano un rapporto tra spese del personale e spese correnti al di sotto di una soglia definita. Questo criterio premiava gli enti virtuosi, come il Comune di Stezzano. Ora questa possibilità è sparita. Di fatto, nel 2017 il nostro Comune potrà reintegrare solo una unità a fronte di quattro uscite». A farne le spese saranno i cittadini? «Certo. Voglio vedere quando si ritroveranno la porta di un ufficio chiusa. Ma chiudere gli uffici non sarà una scelta della mia amministrazione, ma una strada obbligata, imposta da leggi nazionali dalle quali io per prima prendo le distanze. I tagli lineari, siamo stanchi di dirlo e lo dicevano anche molti degli attuali ministri quando erano sindaci, non risolvono i problemi del nostro Paese». Ha sentito cosa ha detto il presidente dell’Associazione Comuni Bergamaschi, Claudio Armati, ex primo cittadino di Ponteranica? «Sono d’accordo con lui. Il numero dei dipendenti dei nostri Comuni è sempre stato sotto i valori massimi indicati dalla normativa, questo perchè al Nord l’assunzione in Comune non è mai stata utilizzata in modo assistenziale, come invece in altre Regioni». Che cosa si aspetta da Renzi? «Lo scorso 21 maggio mi ha assicurato il suo interessamento, mi aspetto che mantenga la promessa». Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore bergamasco della Lega Nord Giacomo Stucchi, che ha inviato un’interrogazione a risposta scritta al presidente del Consiglio chiedendo al governo conto della situazione.
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