venerdì 14 maggio 2010

ECO DI BERGAMO - 14/05/10 - "NOI POLIZIOTTI, TROPPO POCHI FATICHIAMO A COPRIRE I TURNI"

I sindacati attaccano il governo: con l'ultima mobilità solo sei uomini in più«A Orio 75 agenti contro i 150 di Linate. E la stradale a volte non ha pattuglie»
Un saldo di soli 6 agenti in più, su 2.800 unità (più 1.600 nuove immissioni in ruolo) movimentate su scala nazionale nei giorni scorsi nell'ambito di un intervento di mobilità generale. Il tutto in una realtà – quella bergamasca – che è già fra le più penalizzate in termini di agenti in rapporto al numero degli abitanti. È quanto denunciano i sindacati della polizia di Stato, in un comunicato sottoscritto in maniera unitaria alla vigilia della festa della polizia dai segretari provinciali di tutte le sigle presenti a Bergamo (Luigi Menditto per il Siulp, Maurizio Cester per il Sap, Gianluca Brembilla per il Siap, Sebastiano Piermattei per Silp-Cgil, Antonio Polisena per Ugl-Polizia, Claudio Lauricella per il Consap, Antonello Personeni per il Coisp e Mauro Sabetta per Sp).«pochi e sempre più vecchi»«Negli ultimi anni – scrivono i sindacati – la polizia di Stato ha subito una riduzione d'organico di 10 mila unità su scala nazionale, ha visto chiudersi l'opportunità di arruolare giovani attraverso la leva, non ha potuto bandire concorsi (l'ultimo è del 1996, ndr) e il decreto ministeriale che stabilisce gli organici è del 1989. Una dinamica di arruolamento che ha impedito il turn-over, fatto schizzare l'età media e messo in ginocchio molti uffici. A partire dalla questura di Bergamo che si trova schiacciata tra l'esigenza di garantire da un lato il servizio amministrativo (stranieri, passaporti, licenze), e dall'altro il controllo del territorio, passando per la stradale, che in una realtà economico-sociale così vivace, può offrire a malapena una pattuglia per turno. Per finire con l'ufficio di frontiera dell'aeroporto, che ha dovuto affrontare la crescita tumultuosa dei passeggeri senza alcuna maggiorazione d'organico: Orio – precisano i sindacati - quest'anno raggiungerà gli 8 milioni di passeggeri e scavalcherà Linate come terzo scalo italiano, ma l'organico era ed è di 75 unità contro i 150 dello scalo milanese». l'attacco ai politici«Vogliamo sottolineare – attaccano i sindacati – la mancata attività di "lobby" dei politici locali per l'incremento d'organico. Già, perché altre realtà territoriali hanno tratto grande giovamento dalla mobilità del personale. Si prenda ad esempio Varese: in quest'ultima tornata ha guadagnato 25 unità, in un contesto già piuttosto positivo. Ora, se l'attuale governo nazionale non può per ragioni economiche dar corso alle promesse di cui parlava quando era opposizione; se nemmeno la sempre maggior forza politica della Lega contribuisce a invertire la tendenza; se nemmeno l'avere nella compagine governativa alcuni notevoli esponenti politici bergamaschi giova in termini di organico; se, viceversa, altri politici, ministri, leghisti ce la fanno per le loro realtà di riferimento, che cosa possiamo fare? L'unico strumento è denunciare pubblicamente quello che sappiamo e sperare che la cittadinanza possa fare la propria parte sostenendoci».«fatichiamo a far le pattuglie»«Crediamo che a qualcuno possa interessare – illustrano i sindacati – che la questura fatica a mettere in strada due volanti per turno, che le code alla frontiera di Orio sono lunghe ma lo sarebbero molto di più se il personale di servizio non fosse, come accade, distolto dalla vigilanza della struttura aeroportuale. Che l'operatore telefonico della polizia stradale, a giusta richiesta della cittadinanza per un incidente, è costretto a rispondere per carità di patria che non può mandare la pattuglia perché è già impegnata, quando in realtà non ce l'ha perché non è stato possibile metterla in strada. Che la polizia ferroviaria non presidia di notte (e spesso nemmeno la sera) le stazioni di Bergamo e Treviglio perché dispone di un organico di appena 21 poliziotti. Che il dipartimento, per affrontare l'enorme carico di lavoro determinato dagli oltre 100 mila stranieri residenti, manda solo personale civile assunto tramite le agenzie interinali. Che nonostante tutto le personalità politiche da tutelare non restano mai senza scorta. Siamo stanchi di una gestione emergenziale della sicurezza. E il 15 maggio, festa della polizia, non abbiamo motivo per festeggiare».le reazioni dei parlamentari«Il problema è reale – dichiara Gregorio Fontana (Pdl) – i poliziotti svolgono il loro lavoro in condizioni difficili e, nonostante questo, con risultati importanti e positivi. È chiaro che tutti dobbiamo impegnarci e fare sempre di più. In questo senso il ministro Maroni ha assicurato attenzione al territorio bergamasco. Va però detto che qualcosa abbiamo ottenuto, negli ultimi tempi, per la sicurezza: penso ad esempio ai trenta militari inviati di pattuglia, che con il loro servizio sgravano almeno in parte i compiti degli agenti, penso ai poliziotti penitenziari in più, penso all'impegno profuso a Zingonia, dove lo Stato sta tornando presente. Certo, ancora molto c'è da fare e non ci tireremo indietro».«Siamo consapevoli delle criticità esistenti – afferma l'onorevole Giacomo Stucchi (Lega) – ed è per questo che il lavoro delle forze di polizia a Bergamo è ancora più encomiabile. Rinnoviamo il nostro impegno già dai prossimi giorni per ottenere un miglioramento della situazione attuale».Duro il centrosinistra: «Da tempo – dichiara Giovanni Sanga (Pd) – evidenziamo il problema con interrogazioni e ordini del giorno, ma questo governo al di là dei proclami non consegue alcun risultato concreto per Bergamo. Da parte nostra tutta la solidarietà agli operatori della polizia, ma la solidarietà non basta: adesso servono atti concreti».«Siamo di fronte – sostiene Antonio Misiani (Pd) – a una cruda e documentata denuncia dell'abbandono in cui sono state lasciate le forze dell'ordine nella nostra provincia e dell'inconsistenza di una classe politica di governo, Lega in primis, che a Bergamo sulla sicurezza fa tante chiacchiere ma non porta a casa nulla, a differenza di altre realtà come Varese. Con l'onorevole Sanga avevamo presentato il 25 settembre 2008 un'interrogazione parlamentare: è impressionante constatare come siano passati 20 mesi senza che il ministro dell'Interno Maroni si sia degnato di rispondere. Nel frattempo, a fronte di un carico di lavoro crescente, la dotazione di uomini e mezzi si sta indebolendo. Chi è al governo del Paese si deve assumere la propria responsabilità».

lunedì 10 maggio 2010

ECO DI BERGAMO - 10/05/10 - "PER QUESTE STRADE SFILA L'ITALIA MIGLIORE"

La Russa: «Forte senso di coesione nazionale». Tentorio: «Giornata indimenticabile, sono un sindaco felice». Consenso bipartisan per gli alpini. Qualche mugugno quando il ministro e Di Pietro indossano il cappello
C'è chi pensa che i politici dicano tutti le stesse cose. E magari in qualche caso non sbaglia. Ma questa volta hanno ragione i politici, perché di fronte a questo popolo di alpini che marcia fieramente per le strade di Bergamo è impossibile pensarla diversamente: qui c'è l'Italia migliore. Quella capace di sfilare 12 ore filate in un'adunata semplicemente pazzesca. Roba da rimanere a bocca aperta, da brividi sotto pelle quando le Frecce Tricolori sfrecciano per una città che si ritrova naso all'insù e che esplode (letteralmente) quando tocca alle penne nere bergamasche. Piove, fa buio, ma persino la compassata tribuna autorità perde l'aplomb e si trasforma in una polveriera. «Sono un sindaco felice, sì...» ammette Franco Tentorio, poco dopo aver sfilato a seguito del gonfalone di Palafrizzoni in apertura dell'adunata e aver concesso il bis nell'apoteosi serale: «Un'esperienza indimenticabile, una festa purtroppo irripetibile, tutta da godere attimo dopo attimo». Anche abbracciato alla consorte, in prima fila con foulard tricolore d'ordinanza quando in piazza Vittorio Veneto sfilano gli alpini di Alassio, paese natio della signora Angela. A proposito, lo sapevate che il presidente della sezione Ana di Savona è bergamasco? Così, tanto per non farci mancare nulla...«Bergamo e gli alpini, un connubio migliore non si poteva immaginare», commenta il ministro alla Difesa Ignazio La Russa, che arriva a sfilata già iniziata, poco dopo il capo di Stato maggiore dell'esercito generale Giuseppe Valotto. «Da Bergamo parte, alla vigilia del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, un segnale forte di coesione nazionale e di amore per la Patria. L'adunata degli alpini è l'incontro tra gli italiani e i militari che più di ogni altro sanno rappresentare l'amore per la Patria, l'aiuto ai più deboli, il senso di amicizia e di corpo tra di loro», commenta il ministro. Poi uno sguardo alla città: «Un applauso, davvero: questi Tricolori dimostrano come il sentimento nazionale e l'amore per la patria appartengano nella stessa misura al sud, al centro e al nord» butta lì con chiari riferimenti politici ad uso interno degli alleati. Materia però poco tollerata dalle penne nere, neutre per definizione: e così dal corteo (in quel momento stanno sfilando le infinite sezioni del cuneese, terra di Resistenza con la erre maiuscola) parte qualche «nooo...» quando La Russa s'infila il cappello – «e pensare che da militare ero solo sottotenente» – del generale Armando Novelli. Medesimo destino per un silente Antonio Di Pietro, a conferma che per gli alpini quel copricapo è tutto tranne che un semplice ornamento. Più loquaci invece i colleghi di partito Ivan Rota («Qui si ritrova l'Italia capace di andare avanti oltre le appartenenze politiche») e Sergio Piffari: «Questa gente c'incoraggia ad andare avanti all'insegna dell'unità e dell'ottimismo, perché solo così si superano i momenti difficili». Perché «questi alpini sono il meglio del Paese e ci dicono che con ideali e valori si fanno grandi cose: una lezione importante per tutti», spiega Gigi Petteni, segretario regionale della Cisl.Il Pirellone è rappresentato dall'assessore all'Ambiente ed Energia, Marcello Raimondi: «Che emozione sfilare col gonfalone... Che gente questi alpini. È stata un'esperienza indimenticabile che dà senso ed orizzonte a tutti noi che facciamo politica. Qui c'è l'Italia migliore, i valori che ci fanno ancora andare avanti in questi tempi difficili». Ugualmente emozionato Ettore Pirovano, presidente della Provincia: «Una giornata fantastica, indescrivibile l'emozione di questa sfilata e averne fatto parte è un ricordo che non mi abbandonerà per molto tempo. Gli alpini? Una sola parola: entusiasmanti».Ma di penne nere in congedo (ex non è una parola contemplata nel loro vocabolario) ce ne sono pochine tra le autorità: l'ex consigliere regionale Pietro Macconi e il parlamentare Gabriele Cimadoro. Sigaro d'ordinanza (poco militare, decisamente...) e vagamente sull'imboscato: «La mia naia? Due mesi in Friuli e poi a Bergamo. Questa gente è grande: un segno concreto di unità, fratellanza, passione, amore e dedizione. Per Bergamo è il più grande evento degli ultimi 20 anni».Un evento dove ci ha messo lo zampino la nube islandese, che ha bloccato un alpino doc come Franco Marini, già presidente del Senato e delegato dal suo successore Renato Schifani a rappresentare Palazzo Madama. Compito svolto dal parlamentare bergamasco Gregorio Fontana per la Camera: «Queste giornate entrano a pieno diritto nella storia di Bergamo e dei nostri valori: gli alpini sono l'Unità del Paese e nello stesso tempo forse il primo corpo federalista della storia, rappresentando in modo così orgoglioso il territorio. Gente di grande umanità e coraggio, e lo dimostrano ogni giorno» spiega. E sfilare tra due ali di folla deve essere un'esperienza davvero unica, anche se non sei un alpino, come nel caso del consigliere regionale Carlo Saffioti, al passo con i colleghi dell'ospedale da campo dell'Ana, un'altra perla di questo incredibile popolo: «Pazzesco, una cosa unica, un'emozione che non dimenticherò mai. Non sono frasi fatte, è qualcosa che ti rimane dentro».E allora forse è vero: «Questa è la gente migliore d'Italia, dobbiamo solo imparare da loro». Giorgio Jannone ha calato in testa il basco azzurro dell'aeronautica «ma mio nonno era un alpino», e sabato all'incontro con le autorità ha portato il suo cappello «perché so che lui ne sarebbe stato felice. Qui c'è un grande spirito, questa è gente pronta in ogni momento, su cui puoi contare». Ieri come domani, ma «quello di oggi è un giorno da non dimenticare: guardateli, questa è gente vera. Bergamo si conferma una grande comunità alpina, forte del suo senso di responsabilità e attaccamento alle tradizioni» commenta Giovanni Sanga. Una città che «ha spalancato le sue braccia per questa bellissima festa di popolo: abbiamo dato una grande prova d'accoglienza e gli alpini la stanno ricambiando con questa sfilata meravigliosa» è il parere di Antonio Misiani. Nel pomeriggio in tribuna autorità arriva anche Savino Pezzotta.«Diciamo che in questi giorni sono psicologicamente complessi per me» commenta Roberto Bruni: «Se mi dispiace non essere più sindaco? Eh sì, anche perché questa adunata nasce sotto la nostra amministrazione, i primi passi organizzativi li abbiamo compiuti noi. Comunque tutto bene, complimenti al Comune, la sola nota stonata è stata purtroppo il tempo». Ma per gente abituata a rimboccarsi le maniche e lottare è poco più che un dettaglio: «Gli alpini sono una risorsa inestimabile e un pilastro fondamentale: sono qui per il piacere di ringraziarli, glielo dobbiamo», sottolinea un applauditissimo Guido Bertolaso, responsabile della Protezione Civile.Mirko Tremaglia è invece semplicemente commosso: quando un alpino della delegazione olandese (con tanto di caratteristici zoccoli attaccati sul vessillo) si stacca e va a stringergli la mano. Ma soprattutto quando lo sguardo sfiora quelle bandiere tricolori messe sulle Mura dalla Fondazione che porta il nome dello scomparso figlio Marzio: «Era un ufficiale degli alpini, oggi è qui con noi». In una «Bergamo meravigliosa, come questi straordinari alpini», aggiunge la senatrice Alessandra Gallone. Una città che «riesce a ricevere un tale numero di persone dimostra di saper vivere un appuntamento del genere in modo positivo e costruttivo», rileva soddisfatto il prefetto Camillo Andreana.Compatto il fronte leghista: «Questa gente ci ricorda l'importanza delle tradizioni e di un modo di vivere semplice improntato alla solidarietà», commenta Giacomo Stucchi, mentre il collega d'aula Nunziante Consiglio guarda oltre: «Bergamo è stata grande, anche questo è un bellissimo segnale che fa ben sperare per il futuro: abbiamo investito sull'immagine della città». D'accordo il neoassessore regionale Daniele Belotti: «Grande organizzazione, bellissima giornata, stupendo sentire tanti dialetti padano-alpini». Ma dalla sfilata arriva soprattutto un grande senso d'unità: «Quello di noi alpini, un segnale importante per il Paese» commenta il comandante generale delle forze terrestri, Armando Novelli.Un Paese che si mette sull'attenti davanti«chi rappresenta un misto di senso del dovere e cameratismo che fa la differenza. Gente libera in ogni cosa che fa. E ne fa tante», spiega il sottosegretario Carlo Giovanardi, in rappresentanza del governo (insieme al collega alla difesa Guido Crosetto). Uno che con le sue mostrine da carabiniere «da qualche anno ha il privilegio di scortare il labaro». L'ha fatto anche ieri a Bergamo, dove per 12 ore filate è rimasto lì al suo posto a veder sfilare l'oceano di penne nere: «Me ne vado all'ammainabandiera, non prima». Quando gli alpini saranno già sulle strade d'Italia, tornando a casa. E la loro voglia di festa ci mancherà. Quella di fare, no. Quella resta qui, ogni giorno.

domenica 9 maggio 2010

ECO DI BERGAMO 09/05/10 - "GRAZIE BERGAMO PER QUEST' ARIA ALPINA"

Le autorità al Donizetti: abbiamo gli stessi valori
L'Ana: siamo gente libera, se avete bisogno siamo qui
La sintesi la tira il (monumentale, una montagna d'uomo) sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto «alpino artigliere di montagna» come si definisce con malcelato orgoglio: «Se 400 mila persone invadono una città è un disastro: se sono 400 mila alpini è un momento di festa». A Bergamo due volte «perché alpini e bergamaschi hanno gli stessi valori: impegno, tenacia e tanto volontariato», spiega il sindaco Franco Tentorio, che getta lo sguardo fuori dalla platea del Teatro Donizetti: «Quei Tricolori che vedete alle finestre sono figli di un sentimento profondo, uno spettacolo unico e irripetibile». E poi «ricordatevi, cari alpini, che ogni Tricolore è un bacio di una donna...».Bella gente, questi alpini, «a volte strani, duri ma non cocciuti: abbiamo voglia di fare» come li definisce il presidente nazionale dell'Ana Corrado Perona. Un esercito di pace che oggi sfilerà per le vie di Bergamo «per dire grazie alla città, alla provincia e alla regione». Ma non solo: «Vedete, esiste un'Italia che cammina per ore per salutare le istituzioni, perché noi di questo siamo fieri. Siamo alpini, siamo liberi: se avete bisogno di qualcuno, noi siamo qui». Con lo sguardo indietro ad un passato «glorioso e di sacrifici, che ci fa camminare e soprattutto non ci permette di sbagliare»: ma soprattutto avanti, a quegli alpini ora soldati di professione «perché c'è continuità se noi crediamo in chi ora ci precede in sfilata».Perché «alpini in uniforme e in congedo sono un tutto unico, una grande famiglia», ricorda il comandante delle truppe alpine Alberto Primicerj. Qui a Bergamo «dove si respira un'aria alpina particolare, grazie di cuore per l'accoglienza che ci avete dato», ma anche a Kabul o Herat, nell'Afghanistan martoriato «dove i nostri soldati non rappresentano loro stessi, ma un Paese che ha dato loro un mandato», aggiunge Crosetto. A quegli alpini che hanno saputo «tenere alti i valori militari di un Paese quando non erano di moda...».Insomma un esempio nazionale, che merita una voce da nazionale, quella dell'alpino Bruno Pizzul, storico telecronista degli azzurri, ieri sul palco del Donizetti a condurre la danze dell'incontro sulla carta più formale, quello con le autorità: «Sentiamoci tutti penne nere: non so se saremo 400 mila, ma di certo siamo tutti contenti di essere qui». La platea di autorità militari, religiose (con il vescovo Francesco Beschi) e civili applaude: ci sono i parlamentari Nunziante Consiglio, Alessandra Gallone, Gregorio Fontana, Giorgio Jannone, Antonio Misiani, Savino Pezzotta, Giovanni Sanga, Giacomo Stucchi e Mirko Tremaglia, l'assessore regionale Daniele Belotti e i consiglieri Mario Barboni, Valerio Bettoni, Maurizio Martina e Carlo Saffioti. Sul palco, in rappresentanza del Pirellone c'è l'assessore regionale all'Ambiente ed Energia, Marcello Raimondi: «Vi siamo vicini per quello che siete e siete stati: coraggiosi, forti e generosi, vicini nei bisogni semplici e grandi». Con il loro patrimonio di umanità e semplicità, come quello del beato don Carlo Gnocchi, la cui urna è in Duomo in occasione degli alpini: «Cappellano degli alpini, è qui con noi e lo sentiamo nel cuore e nell'anima: il nostro compito è il suo, lavorare per gli altri, perché ci possa essere un mondo migliore e più giusto» ricorda Antonio Sarti, presidente della sezione Ana di Bergamo.Ed è questo il segreto degli alpini, il sacrificio, la dedizione «il saper tradurre i loro principi in fatti concreti, anche nelle grandi calamità» ricorda il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio per questa 83ª adunata, letto da Pizzul. Ogni giorno, nelle piccole e grandi cose: nel terremotato Abruzzo nella ricostruzione di Fossa, come nel contributo a tre realtà bergamasche: il monastero Matris Domini, l'associazione Cure palliative e l'onlus Seconda luna. Niente cifre od ostentazione, non è cosa da alpini: questa è gente che guarda in avanti. E magari oggi anche un po' all'insù, quando in cielo sfileranno le Frecce Tricolori: «Nube islandese permettendo», spiega il comandate della pattuglia acrobatica, Marco Lanter. Ci sarà anche il sottosegretario alle politiche della famiglia, Carlo Giovanardi, arrivato sul filo di lana al Donizetti. Sarà uno spettacolo vedere sfilare questo popolo in festa. «Uomini pacatamente forti, con una calma che li aiuta a vincere la paura: ed è questo l'eroismo», ricorda il presidente della Provincia Ettore Pirovano: «La vostra è la forza di chi non ha bisogno di esagerare». Ma magari per una sera sì: «Scusate, ma io vado a fare bisboccia con i miei alpini», ricorda Perona, presidente nazionale di «un esercito speciale». Perché fatto di gente semplice. Vera.

sabato 8 maggio 2010

ECO DI BERGAMO - 08/05/10 - IL SALUTO DEL SINDACO AL DONIZETTI: ALPINI E BERGAMASCHI, STESSI VALORI

Saluto agli alpini e discorso delle autorità al teatro Donizetti. La sintesi è stata del sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto «alpino artigliere di montagna» come si definisce: «Se 400 mila persone invadono una città è un disastro: se sono 400 mila alpini è un momento di festa». A Bergamo due volte «perché alpini e bergamaschi hanno gli stessi valori: impegno, tenacia e tanto volontariato - ha spiegato il sindaco Franco Tentorio -. Quei Tricolori che vedete alle finestre sono figli di un sentimento profondo, uno spettacolo unico e irripetibile». Bella gente, questi alpini, «a volte strani, duri ma non cocciuti: abbiamo voglia di fare» come li definisce il presidente nazionale dell'Ana Corrado Perona. Un esercito di pace che oggi sfilerà per le vie di Bergamo «per dire grazie alla città, alla provincia e alla regione». Con lo sguardo indietro a un passato «glorioso e di sacrifici, che ci fa camminare e soprattutto non ci permette di sbagliare»: ma soprattutto avanti, a quegli alpini ora soldati di professione «perché c'è continuità se noi crediamo in chi ora ci precede in sfilata». Perché «alpini in uniforme e in congedo sono un tutto unico, una grande famiglia», ricorda il comandante delle truppe alpine Alberto Primicerj. Qui a Bergamo «dove si respira un'aria alpina particolare, grazie di cuore per l'accoglienza che ci avete dato», ma anche a Kabul o Herat, nell'Afghanistan martoriato «dove i nostri soldati non rappresentano loro stessi, ma un Paese che ha dato loro un mandato», aggiunge Crosetto. La platea di autorità militari, religiose (con il vescovo Francesco Beschi) e civili applaude: ci sono i parlamentari Nunziante Consiglio, Alessandra Gallone, Gregorio Fontana, Giorgio Jannone, Antonio Misiani, Savino Pezzotta, Giovanni Sanga, Giacomo Stucchi e Mirko Tremaglia, l'assessore regionale Daniele Belotti e i consiglieri Mario Barboni, Valerio Bettoni, Maurizio Martina e Carlo Saffioti. Sul palco, in rappresentanza del Pirellone c'è l'assessore regionale all'Ambiente ed Energia, Marcello Raimondi: «Vi siamo vicini per quello che siete e siete stati: coraggiosi, forti e generosi, vicini nei bisogni semplici e grandi». Con il loro patrimonio di umanità e semplicità, come quello del beato don Carlo Gnocchi, la cui urna è in Duomo in occasione degli alpini: «Cappellano degli alpini, è qui con noi e lo sentiamo nel cuore e nell'anima: il nostro compito è il suo, lavorare per gli altri, perché ci possa essere un mondo migliore e più giusto» ricorda Antonio Sarti, presidente della sezione Ana di Bergamo. Oggi tutti guarderanno anche un po' all'insù, quando in cielo sfileranno le Frecce Tricolori: «Nube islandese permettendo», spiega il comandate della pattuglia acrobatica, Marco Lanter. Ci sarà anche il sottosegretario alle politiche della famiglia, Carlo Giovanardi, arrivato sul filo di lana al Donizetti. Sarà uno spettacolo vedere sfilare questo popolo in festa. «Uomini pacatamente forti, con una calma che li aiuta a vincere la paura: ed è questo l'eroismo», ricorda il presidente della Provincia Ettore Pirovano: «La vostra è la forza di chi non ha bisogno di esagerare».

mercoledì 5 maggio 2010

BERGAMO SERA - 05/05/10 - CRISI: LA LEGA PORTA IL CASO MECCANICA VALBONA IN PARLAMENTO

ROMA — Riceviamo e pubblichiamo questa interrogazione parlamentare presentata dai deputati della Lega Giacomo Stucchi, Nunziante Consiglio, Ettore Pirovano e Pierguido Vanalli in merito alla crisi dell’azienda Valbona, in Val di Scalve, indirizzata al ministro del Lavoro Sacconi e al suo collega allo Sviluppo Economico.“Come reso noto dai media della Provincia di Bergamo, un altro colpo terribile sta per abbattersi sull’economia vallare, stavolta Scalvina, in Bergamasca;dopo mesi di sofferenza gestionale e produttiva, la proprietà della Meccanica Valbona, ditta specializzata in carpenterie metalliche, una delle realtà più importanti e prestigiose di Vilminore, avrebbe deciso di cessare l’attività;se davvero arrivasse la chiusura, sarebbe un colpo durissimo: prima di tutto per le 32 famiglie dei dipendenti interessati e poi per l’intera Valle di Scalve, già alle prese con importanti emergenze occupazionali e non in grado, in un momento in cui la crisi è ancora in una fase acuta, di riassorbire in tempi brevi i lavoratori;nata nel 1991 nella zona di Ponte Formello di Vilminore, Meccanica Valbona è controllata al 100% dal Gruppo Cassina a sua volta detenuto da Poltrona Frau (la cui proprietà fa capo alla famiglia Montezemolo): è una delle realtà più significative dell’economia vallare (insieme a GraphicScalve e al Gruppo Piantoni) ed è particolarmente apprezzata nel mondo del lusso e del design per le sue lavorazioni, di altissima qualità, molte delle quali create ancora manualmente;fin dall’avvio della crisi, la Valbona, la cui organizzazione è fortemente legata all’attività del gruppo, ha risentito del calo delle commesse, al punto da utilizzare in maniera massiccia la cassa integrazione ordinaria;la proprietà pensava ad una ristrutturazione del sito di Vilminore, riconducibile a una riduzione significativa del personale, ma l’ulteriore calo dei profitti l’ha indotta a pensare addirittura alla cessazione dell’attività;nella giornata di domani 5/05/2010 è previsto un presidio (con sciopero) a cui parteciperanno lavoratori, sindacati, parroci e sindaci della Valle, mobilitati contro la possibile chiusura della Meccanica Valbona e per manifestare tutta la solidarietà alla comunità Scalvina;anche Ettore Ongis, direttore de “L’Eco di Bergamo” – il più importante organo di informazione bergamasco – ha indirizzato una lettera alla proprietà della Meccanica Valbona, affinchè non chiuda, definendola “un polmone produttivo che è strategico per la Valle di Scalve (…), una straordinaria valle baciata dalla natura che merita di essere vissuta e salvaguardata, sia nei boschi si nelle ultime fabbriche rimaste, che sono ancora il segno di una memoria fatta di sudore e di fatica”; se non ritengano opportuno convocare urgentemente la proprietà della Meccanica Valbona per valutare se sono state effettivamente esaminate tutte le possibili ipotesi per permettere la continuità della produzione nello stabilimento bergamasco, prima di deciderne l’eventuale chiusura; quali interventi si intendano attivare, al fine di mettere nella condizione la Meccanica Valbona con i propri dipendenti, di poter continuare ad operare, garantendo transitoriamente i lavoratori interessati dalla situazione di crisi con adeguati ammortizzatori sociali”.

ECO DI BERGAMO - 05/05/10 - CENTRO DI MAISCOLTURA: LE GARANZIE DEL MINISTRO

Galan risponde all'interrogazione di Stucchi (Ln): «Ad oggi nessun piano di trasferimento»
«Ad oggi nessuna ulteriore proposta di razionalizzazione in cui si sancisca il trasferimento, è stata approvata da questo ministero». È uno dei passaggi fondamentali che il ministro delle Politiche agricole ambientali e forestali, Giancarlo Galan, esprime nella sua risposta scritta all'interrogazione dell'onorevole della Lega Nord, Giacomo Stucchi, ha recentemente presentato sul «caso» Unità di ricerca per la maiscoltura di Bergamo.In particolare il ministro, ricordando il percorso virtuoso che dall'ottobre '99 impegna il consiglio per la Ricerca e sperimentazione in agricoltura (Cra) a «definre tempi e modalità per la razionalizzazione degli ex Istituti di ricerca e sperimentazione agraria, ricorda che ad oggi esiste solo il piano del 2006 approvato dallo stesso ministero e che prevede «una nuova struttura costituita da 15 Centri e 32 unità di ricerca tra cui l'Unità di ricerca per la maiscoltura di Bergamo (con 22 persone in servizio di cui 9 ricercatori e tecnologi».Da qui l'assicurazione che, ad oggi, non esiste «nessuna ulteriore proposta di razionalizzazione», in considerazione anche del fatto che «a breve saranno rinnovate le carica del consiglio di amministrazione e la presidenza, dello stesso Cra».«L'obiettivo di questa amministrazione - spiega il ministro Galan - è quello di tutelare gli interessi di gruppi di ricercatori e Unità che dimostrano competenze e capacità del loro ambiti di attività di ricerca e rappresentano per il territorio su cui operano un valore aggiunto da preservare». Ma c'è di più: «Questo Ministero - spiega Galan - attribuisce molta importanza all'Unità di Bergamo, tanto che spesso si avvale delle competenze degli esperti che vi lavorano», assicurando quindi che ogni «razionalizzazione e riorganizzazione» saranno «valutate» dal ministero.

ECO DI BERGAMO - 05/05/10 - LEGA E PD. DUE INTERROGAZIONI A SOSTEGNO DELL'AZIENDA SCALVINA

Al di là del deprecabile malinteso sul cambiamento di sede (che non è stato affatto digerito a cuor leggero non solo dai sindacati ma anche dagli altri partecipanti al presidio di oggi), si moltiplicano le iniziative a favore della Valbona. Ieri al riguardo due interrogazioni parlamentari sono state inviate al ministro del Lavoro Sacconi e al dimissionario ministro dello Sviluppo Economico Scajola. La prima porta la firma dei deputati del Pd Giovanni Sanga e Antonio Misiani e la seconda dei deputati bergamaschi della Lega Nord Giacomo Stucchi, Ettore Pirovano, Nunziante Consiglio e Guido Vanalli.Per Sanga e Misiani «Valbona costituisce una realtà produttiva strategica per la Valle di Scalve, una delle poche fabbriche rimaste in un'area di montagna e profondamente legata alla storia umana e lavorativa di quella comunità: se veramente si arrivasse alla chiusura, sarebbe un colpo terribile, in primo luogo per le 32 famiglie dei dipendenti interessati e poi per l'intera valle di Scalve». Ecco perché i parlamentari del Pd chiedono ai ministri «quali misure intendano adottare per evitare la chiusura di una realtà produttiva così importante per l'economia scalvina; quali iniziative ritengano di assumere per garantire gli ammortizzatori sociali necessari nel periodo di crisi e in attesa di un piano aziendale di rilancio e se intendano attivarsi per creare un ampio tavolo di consultazione per affrontare la crisi della Valbona ed in generale le crisi che colpiscono le realtà produttive nei territori montani della provincia di Bergamo».Da parte loro i deputati leghisti chiedono ai due ministri Sacconi e Scajola «se non si ritiene opportuno convocare urgentemente la proprietà della Meccanica Valbona per valutare se sono state esaminate tutte le possibili ipotesi per permettere la continuità della produzione nello stabilimento bergamasco e quali interventi si intendano attivare, per mettere in condizione l'azienda di poter continuare ad operare, garantendo transitoriamente i lavoratori con adeguati ammortizzatori sociali».