Gas, elettricità, servizi idrici: per questi e molti altri «servizi pubblici locali» è tempo di riforma. Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno infatti approvato la riforma del settore. Dopo anni di dubbi, stop e ripensamenti, la maggioranza ha dato via libera a un testo modificato e inserito via emendamento nel decreto legge sulla Finanziaria. Il nodo della questione è l'affidamento dei servizi pubblici, che l'ex ministro del Pd Linda Lanzillotta aveva prescritto in via più liberista, facendo i conti però con le perplessità di Rifondazione e poi, ad accordo raggiunto, con la caduta del governo. Ora la materia entra nella Finanziaria, e dal Pd si levano strali: «È stato vanificato tutto il lavoro di apertura alla liberalizzazione». Il centrodestra (in una sorta di scambio di posizioni tradizionali con il centrosinistra) punta infatti su una gestione pubblica del servizio. «La formula è più rigida di quella che aveva pensato il centrosinistra in accordo con Rifondazione, per assurdo c'è un eccesso di statalismo», commenta Antonio Misiani, deputato bergamasco del Pd che ha preso parte alla maratona notturna delle commissioni. «Ma attenzione – ricorda – la materia entrerà nel maxiemendamento che arriverà giovedì in Parlamento, e potrebbero esserci correzioni». Soddisfatto invece «della tutela della gestione in house» il leghista Giacomo Stucchi. Per Bergamo, in particolare nel settore dell'acqua, non si evidenziano ad oggi novità sostanziali: Uniacque è già pubblica. L'obiettivo principale, recita al primo comma il provvedimento, è «favorire la diffusione dei principi di concorrenza» dei servizi di «tutti gli operatori economici interessati». Ma il nodo è quello delle deroghe alle gare. Di fronte all'impossibilità di «un efficace ricorso al mercato – si legge – l'affidamento può avvenire in favore di società a capitale interamente pubblico partecipate dall'ente locale».
martedì 15 luglio 2008
lunedì 14 luglio 2008
ECO DI BERGAMO 14/07/08 - "FEDERALISMO, PROVE D'ALLEANZA TRA LEGA E PD"
di Gianluigi Ravasio
Una riforma da attuare cercando il massimo consenso possibile tra tutte le forze politiche, nel segno del dialogo e andando oltre gli schieramenti di maggioranza e opposizione: il tema del federalismo fiscale è stato al centro del confronto organizzato alla festa democratica provinciale del Pd in corso alla Celadina. All'incontro, coordinato da Claudio Armati, responsabile enti locali del Pd di Bergamo, hanno partecipato Giacomo Stucchi, parlamentare della Lega Nord, Antonio Misiani, deputato del Pd, Beppe Benigni, consigliere regionale del Pd, e Battista Bonfanti consigliere regionale della Rosa per l'Italia. Giacomo Stucchi , dopo aver ricordato l'esperienza dell'ultima riforma costituzionale varata dal governo Berlusconi e poi bocciata dal referendum, ha osservato che per l'introduzione del federalismo fiscale serve «un percorso condiviso anche con le opposizioni. Nessuno vuole negare la solidarietà alle Regioni del Sud, ma occorre fare in modo che le spese siano produttive, evitando gli sprechi. La Lega frena i tentativi di corse solitarie nel centrodestra: è necessario creare un clima positivo e di dialogo. C'è un vincolo di appartenenza alla coalizione, ma le risposte possono arrivare da un tavolo aperto dove magari si confrontano risposte diverse, ma con un obiettivo comune». Stucchi non ha nascosto le difficoltà del cammino: «Anche nel centrodestra c'è chi non vuole cambiare nulla, per questo il federalismo fiscale è da fare insieme e puntiamo molto anche sulle spinte che potranno arrivare dal centrosinistra». Pronta la risposta di Misiani: «Il federalismo fiscale è la madre di tutte le riforme. Su questo tema non c'è destra o sinistra, ma chi vuole il cambiamento e chi no. Occorre costruire larghe convergenze. Nel centrodestra il partito del non cambiamento è forte e la Lega lo sa: senza il Pd il federalismo fiscale non lo si fa. Occorre puntare a un modello solidaristico, ma che incentivi, nel contempo, l'uso responsabile ed efficiente delle risorse». Antonio Misiani ha concluso criticando i primi provvedimenti del governo «che vanno in direzione opposta rispetto al federalismo fiscale». «Il nostro Paese – ha aggiunto Beppe Benigni – si sta impoverendo: per questo serve un federalismo fiscale e differenziato tra le varie realtà del Paese. È una riforma strategica perché contribuisce a introdurre il principio di responsabilità nella gestione delle risorse negli Enti locali e che contribuisce a far fare uno scatto in avanti anche alle Regioni del Sud». Bonfanti, dopo aver ricordato le motivazioni che lo hanno portato a non aderire all'esperienza del Pd, ha delineato la proposta della Regione Lombardia sul federalismo fiscale: «Preso atto delle divisioni all'interno del Paese – ha rimarcato Battista Bonfanti – permettiamo alle Regioni che sono in grado di assumersi responsabilità di attuare un federalismo a geometria variabile. Non è una strada entusiasmante, ma percorribile. Che alcune forze della maggioranza capiscano che il problema del federalismo fiscale è urgente e da affrontare con la maggior parte degli italiani è una posizione da incoraggiare».
giovedì 10 luglio 2008
ECO DI BERGAMO 10/07/2008 - "FESTA DE TREI', OSPITE IL BEPI"
Al via da stasera l'evento organizzato dalla Lega Nord
Dopo il successo delle scorse edizioni, torna da questa sera e fino a domenica 20 luglio compresa la «Festa de Treì» organizzata dalla sezione trevigliese della Lega Nord. Diverse le novità di quest'anno, oltre a un'importante riconferma: la presenza, questo sabato sera, a partire dalle 21,30, del rocker bergamasco Bepi, che si esibirà nei suoi successi in dialetto, come sempre accompagnato dal gruppo dei Prismas. Oltre ai brani degli scorsi anni, il Bepi proporrà anche canzoni dell'ultimo album, «Si' càr!». Lo scorso anno al concerto di Bepi & the Prismas al foro Boario parteciparono oltre seimila persone.Le «Festa de Treì» – alla cui realizzazione collaborano una settantina di persone – proseguirà tutte le sere per undici giorni consecutivi nella cornice dell'ex foro Boario, in largo Lamarmora a Treviglio. Tutte le sere a partire dalle 21 suoneranno orchestre di liscio: sarà possibile danzare nella pista da ballo davanti al palco. A partire dalle 19 sarà inoltre aperta la cucina con i piatti della tradizione bergamasca, oltre alla pizza. Quest'anno il ristorante self service disporrà di due file che funzioneranno contemporaneamente. All'esterno della tensostruttura sono invece allestiti dei chioschi con le angurie e i gelati, oltre ai giochi per i bambini. Novità di quest'anno la presenza di un ricco arredo arboreo, appositamente curato dall'azienda florovivaistica «La guzzasete» di Calcinate, oltre a una grande fontana al centro del piazzale. Per l'intera durata della festa lo stesso piazzale dell'ex foro Boario ospiterà anche una storica trebbiatrice e diversi antichi attrezzi, testimonianza del lavoro nella campagna della Bassa, mentre in uno stand saranno esposti i quadri del pittore Angelo Cortinovis. Presenti anche Cobas e Copagri con i propri stand. A livello politico l'ospite più atteso è il leader nazionale della Lega Nord Umberto Bossi, che sarà alla «Festa de Treì» martedì sera. Le altre sere saranno invece presenti i parlamentari del Carroccio Ettore Pirovano, Giacomo Stucchi e Carolina Lussana. Invitati anche il ministro Roberto Calderoli e il sottosegretario Roberto Castelli.
lunedì 7 luglio 2008
ECO DI BERGAMO - 7/07/08 E' DELL'ISOLA IL "GREEN VOLLEY". A RETE ANCHE I DEPUTATI
di Massimo Pesenti
Non è stata una vittoria facile per i Cochabamba, la squadra dell'Isola che ha vinto la 1ª edizione del torneo «Green volley Potranga», promosso dalla sezione locale della Lega, la neoassociazione Vivi Ponteranica e sport Padania, battendo la squadra degli Acab di Bonate, arrivati secondi, seguiti in terza posizione dagli Spongebob di Almenno San Salvatore. Due giornate all'insegna dello sport e del divertimento, dove, oltre alle 16 squadre iscritte, famiglie, adolescenti e bambini si sono ritrovati per trascorre un weekend divertente al parco Don Milani nei pressi delle scuole medie. Come promesso non sono mancati nemmeno i deputati leghisti Giacomo Stucchi e Nunziante Consiglio, che si son divertiti fra schiacciate e bagher, coinvolgendo i giovani presenti in tornei improvvisati. Durante la giornata inoltre è stata presentata ufficialmente l'associazione «Vivi Ponteranica», formata da molti giovani della comunità. «L'obiettivo della nostra associazione – spiega il presidente del sodalizio Roberto Aldegani – è quello di rendere più viva Ponteranica. Vogliamo organizzare eventi che possano coinvolgere il maggior numero di persone e favorire momenti di festa. È proprio con questi presupposti che nasce questo torneo, dove lo sport, il divertimento e la comunità sono protagonisti». Alla manifestazione erano presenti anche il sindaco Alessandro Pagano, l'assessore allo Sport Piero Gentile e il presidente della Commissione sport della Regione Daniele Belotti, che al termine del torneo ha premiato Laura Gelmini, eletta miss torneo «Green volley». «Sono state due giornate splendide – osservano Cristian Aldegani e Mario Nozza Bielli, coordinatori della manifestazione –, la comunità di Ponteranica per due giorni si è riunita in un clima di festa, dove tutti erano protagonisti. Le persone che hanno visitato il parco sono state moltissime e molti sono stati quelli che si sono complimentati per l'iniziativa». «Ma quello che ha veramente contraddistinto il torneo – concludono Aldegani e Nozza Bielli – è stato l'afflusso notevole di giovani, e quando si ha l'appoggio dei giovani è davvero una festa».
sabato 5 luglio 2008
ECO DI BERGAMO 5/07/2008 - "BREBEMI, UN FINANZIAMENTO DI 175 MILIONI DI EURO"
«Il Finanziamento necessario per coprire gli extra costi del collegamento autostradale BreBeMi ammonta a 175 milioni di euro, di cui 20 destinati alla progettazione, e sarà erogato in seguito all’approvazione da parte del CIPE del progetto definitivo che è attualmente in corso di redazione e fissato in convenzione al dicembre 2008». Ad annunciarlo sono due esponenti bergamaschi della Lega Nord, i parlamentari Giacomo Stucchi e Ettore Pirovano, sintetizzando la risposta ottenuta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti all’interrogazione presentata dal collega bresciano on. Davide Caparini per conoscere, alla luce dell’incremento dei costi dell’opera derivanti dall'affiancamento della nuova autostrada con i lavori dell'alta velocità ferroviaria sull'asse Milano-Venezia, «l'entità del finanziamento nonché le modalità e i tempi di erogazione del medesimo al fine di addivenire alla tempestiva espletazione delle procedure di appalto». «L’impegno di reperire 175 milioni di euro necessari all'interno della legge Finanziaria 2008 – proseguono Stucchi e Pirovano citando un passaggio del testo della risposta all’interrogazione di Caparini - è stato formalizzato il 5 novembre 2007 nel Protocollo di Intesa tra il Ministero delle infrastrutture, gli enti locali e i soggetti privati interessati nonché nel Contratto di Programma con RFI (Rete Ferroviaria Italiana) 2007-2011. Il Ministro ha confermato che la realizzazione delle opere integrate per la parte di competenza di RFI è prevista nell'ambito del progetto «Linea Milano-Verona tratta Treviglio-Brescia»
giovedì 3 luglio 2008
ECO DI BERGAMO 3/07/2008 - "SOCCORSO BIPARTISAN, NIENTE TAGLI PER IL CAI"
di Susanna Pesenti
Appello ai ministri Brunetta e Calderoli: i parlamentari bergamaschi tutti d'accordo sull'importanza del sodalizio
Il Cai non è un ente inutile, tutti i parlamentari bergamaschi ne sono convinti e si sono già mossi perché il Club alpino italiano sia stralciato dall'elenco degli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti destinati a scomparire. Una mobilitazione corale ma, secondo il segretario di Presidenza della Camera dei deputati Gregorio Fontana (Pdl), forse non del tutto necessaria perché, sostiene, non vi sono tagli automatici e nella norma è già presente un articolo salva-Cai.«In merito alle notizie sulla possibile soppressione del Club alpino italiano, in applicazione dell'articolo 26 del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 - ha spiegato in serata - condivido appieno le preoccupazioni espresse dai dirigenti del Cai nazionali e bergamaschi sulla necessità di garantire la sopravvivenza di una storica istituzione qual è il Club alpino italiano. Ho già preso contatto con il ministro Renato Brunetta per ottenere che, di concerto con l'altro ministro competente, Roberto Calderoli, il Cai possa essere confermato, attraverso la norma già prevista dal primo comma dell'articolo 26. Il comma infatti prevede che i due ministri possano decidere di conservare enti che vengono ritenuti utili pur rientrando nei criteri stabiliti per i tagli. Il decreto legge quindi consente già la possibilità di evitare l'automatica soppressione del Cai, che rappresenta un esempio di ente utile sia per la sua storia che per il ruolo svolto in molteplici campi, da quello sociale a quello educativo, all'opera prestata dai volontari del Cai nel soccorso in montagna».D'altra parte il relatore della legge finanziaria, Giorgio Jannone (Pdl) aveva già assicurato l'impegno, in sede di discussione degli emendamenti, «a lavorare perché sia trovata la soluzione. Il Cai è ben conosciuto e la sua azione è ritenuta preziosa. Purtroppo in una legge cornice il cui fine è la riduzione degli sprechi in generale, è difficile tener conto di singoli casi virtuosi». Maggioranza o opposizione, tutti i parlamentari bergamaschi in modo trasversale sono decisi a difendere il Cai, ben radicato nella nostra provincia con 15.000 soci, una ventina tra sezioni e sottosezioni, 180 volontari per il Soccorso alpino. Per la verità il Cai è un ibrido, essendo ente pubblico solo il livello centrale dell'organizzazione, che ha 25 dipendenti a Roma. La struttura centrale riceve dallo Stato un contributo di tre milioni di euro l'anno, pari a circa il 30% del bilancio complessivo dell'associazione che per il resto fa da sé. Le sezioni sono tutte autofinanziate. La privatizzazione insomma darebbe un scossa, ma non più di tanto. Ma è giusto equiparare il Club alpino, con il suo lavoro per i rifugi, i sentieri, la tutela della montagna, l'opera dei volontari (qualificati) per il soccorso a enti fantomatici e carrozzoni vari? Così martedì sera gran parte dei parlamentari bergamaschi, iscritti al Gruppo parlamentare Amici della montagna si sono ritrovati per mettere a punto un'azione trasversale. «La volontà di rimediare a una sorta di svista è chiara per tutti - dice Giovanni Sanga (Pd) - perché il valore dell'operato del Club alpino non è in discussione, a noi bergamaschi poi è particolarmente vicino perché tutti abbiamo a che fare con la montagna perché o ci abitiamo o la frequentiamo». «La legge mira a tagliare gli sprechi - spiega Giacomo Stucchi (Lega Nord) - non mi risulta che il Cai sprechi risorse, ha un ruolo preciso e compiti che svolge bene». Anche per Savino Pezzotta (Udc) il Cai va salvato: «Tagliare gli sprechi va bene, ma farlo in base a criteri numerici come i 50 dipendenti non ha senso. Magari sono sceso sotto i 50 proprio per risparmiare e mi vedo punito, chi non si è preoccupato dei costi invece è premiato? Vediamo chi fa cosa e poi decidiamo chi eliminare. Un'associazione composta in massima parte di volontari che si autofinanziano e provvedono a compiti di grande utilità per la comunità, deve essere supportata». Si potrebbe discutere però se il riconoscimento di ente pubblico «parziale» abbia ancora senso per il Club alpino o non sia meglio privatizzare del tutto la struttura e poi pensare a nuovi modi per il sostegno finanziario dei progetti, avendone riconosciuto il valore pubblico .Su questa linea è per esempio il past-president del Cai bergamasco, Silvio Calvi . «È vero che ente pubblico è solo la struttura centrale - dice Sergio Piffari (Idv) - e che questo può creare maggior rigidità. D'altra parte il Cai si occupa anche di settori molto delicati come il soccorso alpino. Se diventasse un'associazione totalmente privata, su certi compiti potrebbero nascere difficoltà di gestione. Uno si sveglia e mette in piedi la sua cooperativa di soccorso... il Cai è una sicurezza per tutti quelli che vanno in montagna». La discussione degli emendamenti comincerà la prossima settimana e «data la complessità della legge - spiega il relatore Jannone - probabilmente arriveremo al maxiemendamento sul quale verrà chiesta la fiducia». C'è quindi il tempo per rimettere in ordine il discorso tagli. Anche per Valerio Carrara (Pdl) il Cai «dev'essere messo in sicurezza, non possiamo certo paragonarlo a ben altri enti inutili che è giusto scompaiano».
Il Cai non è un ente inutile, tutti i parlamentari bergamaschi ne sono convinti e si sono già mossi perché il Club alpino italiano sia stralciato dall'elenco degli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti destinati a scomparire. Una mobilitazione corale ma, secondo il segretario di Presidenza della Camera dei deputati Gregorio Fontana (Pdl), forse non del tutto necessaria perché, sostiene, non vi sono tagli automatici e nella norma è già presente un articolo salva-Cai.«In merito alle notizie sulla possibile soppressione del Club alpino italiano, in applicazione dell'articolo 26 del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 - ha spiegato in serata - condivido appieno le preoccupazioni espresse dai dirigenti del Cai nazionali e bergamaschi sulla necessità di garantire la sopravvivenza di una storica istituzione qual è il Club alpino italiano. Ho già preso contatto con il ministro Renato Brunetta per ottenere che, di concerto con l'altro ministro competente, Roberto Calderoli, il Cai possa essere confermato, attraverso la norma già prevista dal primo comma dell'articolo 26. Il comma infatti prevede che i due ministri possano decidere di conservare enti che vengono ritenuti utili pur rientrando nei criteri stabiliti per i tagli. Il decreto legge quindi consente già la possibilità di evitare l'automatica soppressione del Cai, che rappresenta un esempio di ente utile sia per la sua storia che per il ruolo svolto in molteplici campi, da quello sociale a quello educativo, all'opera prestata dai volontari del Cai nel soccorso in montagna».D'altra parte il relatore della legge finanziaria, Giorgio Jannone (Pdl) aveva già assicurato l'impegno, in sede di discussione degli emendamenti, «a lavorare perché sia trovata la soluzione. Il Cai è ben conosciuto e la sua azione è ritenuta preziosa. Purtroppo in una legge cornice il cui fine è la riduzione degli sprechi in generale, è difficile tener conto di singoli casi virtuosi». Maggioranza o opposizione, tutti i parlamentari bergamaschi in modo trasversale sono decisi a difendere il Cai, ben radicato nella nostra provincia con 15.000 soci, una ventina tra sezioni e sottosezioni, 180 volontari per il Soccorso alpino. Per la verità il Cai è un ibrido, essendo ente pubblico solo il livello centrale dell'organizzazione, che ha 25 dipendenti a Roma. La struttura centrale riceve dallo Stato un contributo di tre milioni di euro l'anno, pari a circa il 30% del bilancio complessivo dell'associazione che per il resto fa da sé. Le sezioni sono tutte autofinanziate. La privatizzazione insomma darebbe un scossa, ma non più di tanto. Ma è giusto equiparare il Club alpino, con il suo lavoro per i rifugi, i sentieri, la tutela della montagna, l'opera dei volontari (qualificati) per il soccorso a enti fantomatici e carrozzoni vari? Così martedì sera gran parte dei parlamentari bergamaschi, iscritti al Gruppo parlamentare Amici della montagna si sono ritrovati per mettere a punto un'azione trasversale. «La volontà di rimediare a una sorta di svista è chiara per tutti - dice Giovanni Sanga (Pd) - perché il valore dell'operato del Club alpino non è in discussione, a noi bergamaschi poi è particolarmente vicino perché tutti abbiamo a che fare con la montagna perché o ci abitiamo o la frequentiamo». «La legge mira a tagliare gli sprechi - spiega Giacomo Stucchi (Lega Nord) - non mi risulta che il Cai sprechi risorse, ha un ruolo preciso e compiti che svolge bene». Anche per Savino Pezzotta (Udc) il Cai va salvato: «Tagliare gli sprechi va bene, ma farlo in base a criteri numerici come i 50 dipendenti non ha senso. Magari sono sceso sotto i 50 proprio per risparmiare e mi vedo punito, chi non si è preoccupato dei costi invece è premiato? Vediamo chi fa cosa e poi decidiamo chi eliminare. Un'associazione composta in massima parte di volontari che si autofinanziano e provvedono a compiti di grande utilità per la comunità, deve essere supportata». Si potrebbe discutere però se il riconoscimento di ente pubblico «parziale» abbia ancora senso per il Club alpino o non sia meglio privatizzare del tutto la struttura e poi pensare a nuovi modi per il sostegno finanziario dei progetti, avendone riconosciuto il valore pubblico .Su questa linea è per esempio il past-president del Cai bergamasco, Silvio Calvi . «È vero che ente pubblico è solo la struttura centrale - dice Sergio Piffari (Idv) - e che questo può creare maggior rigidità. D'altra parte il Cai si occupa anche di settori molto delicati come il soccorso alpino. Se diventasse un'associazione totalmente privata, su certi compiti potrebbero nascere difficoltà di gestione. Uno si sveglia e mette in piedi la sua cooperativa di soccorso... il Cai è una sicurezza per tutti quelli che vanno in montagna». La discussione degli emendamenti comincerà la prossima settimana e «data la complessità della legge - spiega il relatore Jannone - probabilmente arriveremo al maxiemendamento sul quale verrà chiesta la fiducia». C'è quindi il tempo per rimettere in ordine il discorso tagli. Anche per Valerio Carrara (Pdl) il Cai «dev'essere messo in sicurezza, non possiamo certo paragonarlo a ben altri enti inutili che è giusto scompaiano».
martedì 1 luglio 2008
ECO DI BERGAMO 1/07/2008 - «STATO DI CALAMITA' IN BERGAMASCA PER IL NUBIFRAGIO»
In 43 mila senza luce, Enel al lavoro fino a ieri mattina
L’onorevole Stucchi (Lega): chiederemo un indennizzo
«Ho vissuto in diretta i gravi disagi provocati dal nubifragio che si è scatenato domenica su Bergamo e provincia: alberi sradicati, tetti scoperchiati e blackout elettrici hanno paralizzato l’intera città mettendo a dura prova sia i cittadini che il lavoro delle forze dell’ordine». Lo dichiara in una nota Giacomo Stucchi, deputatodella Lega Nord.
«Adesso - prosegue l’esponente del Carroccio - presenteremo la richiesta dello stato di calamità naturale come già abbiamo fatto quattro settimane fa per i disastri di Brignano, al fine di ottenere un equo indennizzo per i cittadini che hanno subito ingenti danneggiamenti causati dal violento temporale». «In più - aggiunge il deputato - solleciteremo una definizione veloce della quantificazione dei danni, così da poter capire il prima possibile la misura del disastro».
«Ho vissuto in diretta i gravi disagi provocati dal nubifragio che si è scatenato domenica su Bergamo e provincia: alberi sradicati, tetti scoperchiati e blackout elettrici hanno paralizzato l’intera città mettendo a dura prova sia i cittadini che il lavoro delle forze dell’ordine». Lo dichiara in una nota Giacomo Stucchi, deputatodella Lega Nord.
«Adesso - prosegue l’esponente del Carroccio - presenteremo la richiesta dello stato di calamità naturale come già abbiamo fatto quattro settimane fa per i disastri di Brignano, al fine di ottenere un equo indennizzo per i cittadini che hanno subito ingenti danneggiamenti causati dal violento temporale». «In più - aggiunge il deputato - solleciteremo una definizione veloce della quantificazione dei danni, così da poter capire il prima possibile la misura del disastro».
IN 43 MILA SENZA LUCE
Sul fronte elettrico l’emergenza è durata circa quattordici ore. Tanto ci è voluto ai tecnici dell’Enel per rispondere a tutte le richieste urgenti arrivate a seguito dei disservizi causati dal nubifragio. I numeri d’altra parte rendono l’idea della grande intensità del temporale che si è abbattuto sulla nostra provincia, arrecando danni alle linee elettriche di media e bassa tensione e
lasciando di conseguenza al buio molti bergamaschi. Secondo quanto riferito da Enel, i disservizi, iniziati poco dopo le 21,30, avrebbero raggiunto il picco massimo di 43 mila clienti attorno alle
22,30. A causa delle violente raffiche di vento sono stati sradicati alberi e divelti oggetti che sono venuti a contatto con le linee elettriche, causando quindi disservizi nell’erogazione della fornitura di energia elettrica. Gli addetti del centro operativo si sono subito messi al lavoro e hanno rialimentato da remoto la rete elettrica, riducendo a 10 mila i clienti interrotti alle mezzanotte di domenica. Ma per rispondere alle numerose richieste il personale operativo (circa un centinaio gli uomini impegnati per far fronte all’emergenza), hanno dovuto lavorare fino alle tarda mattinata
di ieri, quando il regolare servizio elettrico è stato ripristinato anche nelle zone dove i disservizi registrati sono stati maggiori: oltre alla Valle Imagna (Almenno, Berbenno, Sant’Omobono), anche la Valle Brembana (Zogno, Ubiale Clanezzo, Sorisole), e in parte la Valle Seriana e Borlezza (Castione e Bossico).
Sul fronte elettrico l’emergenza è durata circa quattordici ore. Tanto ci è voluto ai tecnici dell’Enel per rispondere a tutte le richieste urgenti arrivate a seguito dei disservizi causati dal nubifragio. I numeri d’altra parte rendono l’idea della grande intensità del temporale che si è abbattuto sulla nostra provincia, arrecando danni alle linee elettriche di media e bassa tensione e
lasciando di conseguenza al buio molti bergamaschi. Secondo quanto riferito da Enel, i disservizi, iniziati poco dopo le 21,30, avrebbero raggiunto il picco massimo di 43 mila clienti attorno alle
22,30. A causa delle violente raffiche di vento sono stati sradicati alberi e divelti oggetti che sono venuti a contatto con le linee elettriche, causando quindi disservizi nell’erogazione della fornitura di energia elettrica. Gli addetti del centro operativo si sono subito messi al lavoro e hanno rialimentato da remoto la rete elettrica, riducendo a 10 mila i clienti interrotti alle mezzanotte di domenica. Ma per rispondere alle numerose richieste il personale operativo (circa un centinaio gli uomini impegnati per far fronte all’emergenza), hanno dovuto lavorare fino alle tarda mattinata
di ieri, quando il regolare servizio elettrico è stato ripristinato anche nelle zone dove i disservizi registrati sono stati maggiori: oltre alla Valle Imagna (Almenno, Berbenno, Sant’Omobono), anche la Valle Brembana (Zogno, Ubiale Clanezzo, Sorisole), e in parte la Valle Seriana e Borlezza (Castione e Bossico).
BERBENNO, ABBATTUTA UNA GRU
A Berbenno scoperchiate parti di tetti in diverse abitazioni e si è abbattuta una gru. È avvenuto in località Foppo, ai danni di una ditta che stava ristrutturando il tetto di una casa causando anche un distacco della corrente elettrica per un’intera frazione. Racconta il sindaco Alessandro
Pellegrini: «È successo verso le 22. Il mezzo d’opera era stato posizionato nei pressi del campo da calcio per opere di ristrutturazione del tetto di una abitazione privata. Nel rovesciarsi la gru ha occupato la strada e divelto parte della recinzione. Non solo: purtroppo sono stati anche tranciati dei cavi di media tensione che portano energia elettrica alla frazione Ca’ Passero, un nucleo abitato di circa 300 persone. Il servizio è stato ripristinato solo questa mattina (ieri per chi legge, ndr) alle 7. Il tecnico comunale mi ha inoltre informato di problemi ai tetti di diverse abitazioni, che hanno subito danni». «Abbiamo avuto qualche problema con il tetto - spiegano dall’Albergo
Riposto, in centro al paese - fortunatamente non grave come i danni che ci aveva procurato un nubifragio simile solo cinque anni fa. Allora una tromba d’aria era entrata nel vano scale.
Questa volta il vento è passato sotto i coppi che ricoprono 20 metri del tetto della struttura e li
ha rivoltati tutti uno sopra l’altro. È stato necessario l’intervento di due muratori. Anche nella località San Pietro ci sono stati disagi di questo genere».
DANNI ALL’HOTEL DI LARA MAGONI
Disagi anche a Selvino dove l’albergo «Marcellino» di proprietà della ex campionessa di sci Lara Magoni e della sorella Barbara, in corso Camozzi, è stato danneggiato pesantemente: la tromba d’aria ha rovinato i pannelli solari e le strutture esterne, sedie e tavoli. «Tutto è successo in pochissimo tempo - dice Lara Magoni -, alcuni oggetti sono finiti a trenta metri di distanza». E una pianta nel parco del castello, un giardino attrezzato per ospitare pic nic e situato nelle immediate vicinanze della funivia Albino-Selvino, è stata sradicata dalla furia del vento. Il parco è stato chiuso per permettere la rimozione dell’albero e ripristinare l’accessibilitàalle famiglie.
Disagi anche a Selvino dove l’albergo «Marcellino» di proprietà della ex campionessa di sci Lara Magoni e della sorella Barbara, in corso Camozzi, è stato danneggiato pesantemente: la tromba d’aria ha rovinato i pannelli solari e le strutture esterne, sedie e tavoli. «Tutto è successo in pochissimo tempo - dice Lara Magoni -, alcuni oggetti sono finiti a trenta metri di distanza». E una pianta nel parco del castello, un giardino attrezzato per ospitare pic nic e situato nelle immediate vicinanze della funivia Albino-Selvino, è stata sradicata dalla furia del vento. Il parco è stato chiuso per permettere la rimozione dell’albero e ripristinare l’accessibilitàalle famiglie.
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